«MINIMUM-MAXIMUM - Kraftwerk» la recensione di Rockol

Kraftwerk - MINIMUM-MAXIMUM - la recensione

Recensione del 31 ago 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Provate a pensare a qualche forma di sperimentazione in musica. E’ probabile che i Kraftwerk l’abbiano già fatta, da almeno 30 anni. Qualche esempio? La contaminazione con le immagini, spettacoli multimediali, videoclip, contaminazione tra pop e musiche colte (nel loro caso l’elettronica).
Insomma, se c’è un motivo per cui questi quattro tedeschi godono di così tanta credibilità, è proprio l’aver saputo precorrere i tempi. Ancora oggi, vedere un loro “concerto” è uno spettacolo impressionante: un pubblico di diverse generazioni che balla come se fosse ad un rave, ed una musica che suona fresca come se fosse stata scritta e incisa due giorni fa, anche se magari risale agli anni ’80.
Oddio, la parola “concerto” è forse esagerata: quattro uomini immobili sul palco, dietro tastiere e computer. Un megaschermo che rimanda immagini che interagiscono con la musica (avete sentito, U2?). Nessun segno della tradizionale performance, se non qualche vocalizzo. Insomma, i Kraftwerk schiacciano bottoni, come dice il titolo di un disco di un duo che gli deve parecchio, i Chemical Brothers.
Esattamente come i Kraftwerk sono dei non-musicisti, “Minimum/Maximum” è un non-disco live. Registrato nel tour che tra 2004 e 2005 li ha riportati in giro per il mondo dopo la pubblicazione di “Tour de France”, è un documento (in)fedele di quello che è un loro spettacolo. Fedele, perché l’esecuzione delle canzoni è impeccabile (verrebbe da dire freddamente tedesca), con qualche rumore del pubblico; e la scaletta ripropone i “successi” del gruppo. Infedele perché vederli è un’altra cosa: qui si perde tutta la multimedialità che è parte integrante del loro show (e che presumibilmente verrà recuperata in un DVD previsto per l’autunno). Vedere i filmati utilizzati su “Vitamin”, i robot che sostituiscono i “non-musicisti” su “We are the robots” spiega appieno la complessità e l’originalità del loro progetto.
Insomma, ascoltare solo su disco è comunque una bella esperienza soprattutto se non li conoscete e volete (ri)scoprire il loro repertorio. Se invece volete capire fino in fondo la loro filosofia, il loro immaginario tecnologico, sperate che tornino presto in Italia e correte a vederli, o aspettate il DVD.

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