«IT'S TIME - Michael Bublé» la recensione di Rockol

Michael Bublé - IT'S TIME - la recensione

Recensione del 28 feb 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Come si fa a parlare male di Michael Bublé? E’ bravo, simpatico, non se la tira, canta da Dio, e dalla copertina di questo "it’s time" ti guarda come se fosse un cane bastonato...
“It’s time” è la seconda prova “ufficiale” (ristampe e speculazioni a parte) del più tradizionalista dei giovani cantanti emersi negli ultimi anni. Bravo, bravissimo, persino troppo perfetto in ogni cosa che fa, ed un altrettanto perfetto segno dei tempi musicali, che al giorno d’oggi spesso guardano più indietro che in avanti. Bublé è bravo, ed è bravo chi gli sta intorno: la tracklist di “it’s time” è perfetta, a partire dal singolo, che ha stupito un po’ tutti. E’ una ballata alla Robbie Williams, e l’ha co-firmata lui, che fino ad ora era stato (ed è ancora, per la maggior parte) un interprete. Poi c’è di tutto: classici swing, pop (una bella rilettura jazzata di “Can’t buy me love”), soul (“Try a little tenderness”, “How sweet it is”). Persino un omaggio alla sua terra d’origine, l’Italia, con “Quando quando quando” (si dice – anzi lui dice - che Tony Renis l’abbia estenuato per fargliela incidere), diventata una bossanova in duetto con Nelly Furtado.
Persino il suono è perfetto. Sentite “I’ve got you under my skin” e sentirete l’eco (forse qualcosa di più) degli arrangiamenti di Nelson Riddle per Sinatra. Che è dichiaramente il suo idolo, anche per impostazione vocale, per la chiarezza della dizione, per il look. Insomma, bravo, bravissimo.
Però. Dov’è la gabola? Non c’è. O, meglio, non è proprio una gabola. E’ semplicemente che pure Sinatra era perfetto, ma in un modo più ruspante, più vero. Per carità, Bublé ci crede e si vede (perdonate l’alliterazione), ma è troppo bello per essere vero. Finisce per essere un po’ freddino, laddove Sinatra era uno che ti scaldava il cuore, anche se fuori era uno stronzo patentato (anzi forse proprio per quello sapeva essere dolce mentre cantava).
Per carità, non fraintendeteci: tra tanta fuffa che c’è in giro, la musica di Bublé è oro colato. Tieniamocela stretta, tieniamoci stretta la sua classe, la sua simpatia. Teniamoci stretta anche la sua gioventù: la vita vissuta dei suoi prossimi anni scalderà anche la sua musica, speriamo.

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