«WITH THE LIGHTS OUT - Nirvana» la recensione di Rockol

Nirvana - WITH THE LIGHTS OUT - la recensione

Recensione del 21 dic 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I Nirvana sono IL gruppo rock degli ultimi 15 anni. Molto di più degli U2, dei R.E.M. o di qualsiasi altro nome vi venga in mente.
Lo sono per la loro musica, bella e dannata, rabbiosa e dolce. E lo sono per la loro storia di amore e morte, di liti post-mortem e sfuttamento industriale. Questo box si intitola “A luci spente” e come un verso della loro canzone più famosa. Ma a tenere i riflettori puntati su Kurt Cobain ci hanno pensato non solo (giustamente) i fan ma tutto l’apparato: Courtney Love, i membri sopravvissuti della band, l’etichetta discografica. Tutti a litigarsi le (consistenti) briciole di una torta che è stata la più gustosa del rock. Anche per queste liti i Nirvana sono gli emblemi di cosa è stato il rock negli ultimi 15 anni.
Considerato tutto questo, la lavorazione di questo box deve essere stata assai laboriosa, un lungo lavoro di compromessi e battaglie legali. E si sente. Il lancio promette 68 brani inediti o rari su 81 contenuti in tre CD e un DVD. La promessa è mantenuta, ma il materiale è così vario ed eterogeneo che si può solo immaginare cosa è rimasto fuori. Se è vero (l’ultimo a riportarlo è l’autorevole mensile Mojo) che Courtney Love ha in mano 100 cassette di materiale inedito ci sarà ancora da divertirsi in futuro.
I tre CD presentano brani ordinati cronologicamente, dal primo concerto (una quasi inascoltabile cover di “Heartbreaker” dei Led Zeppelin) ad una versione acustica di “All apologies” (che già chiudeva l’ultimo album pubblicato con Kurt Cobain ancora in vita, quasi volesse davvero chiedere scusa). In mezzo c’è di tutto: b-side, outtakes, demo, registrazioni di esibizioni radiofoniche e provini casalinghi. C’è tanta fuffa buona solo per i completisti e ci sono piccole grandi gemme. C’è tanta roba che è contemporaneamente entrambi le cose (come i provini acustici da “Serve the servants” a “Pennyroyal tea” sul terzo disco, o il reharsal di “Smell like teen spirts” sul secondo: bellissimi ma di qualità sonora scadente, come un sacco di materiale qua contenuto). Ma questo non è un problema di questo box, è un problema di tutti i box. Il materiale migliore, alla fine, è quello che proviene dalle registrazioni radiofoniche, come il terzetto “Endless nameless”, “Dumb” e “D-7” verso la fine del secondo disco. La versione di “Dumb” è davvero grande, e ricalca quella che poi verrà incisa più tardi per il bellissimo “Unplugged in New York” pubblicato postumo. Di altissimo livello anche i demo del periodo 1989-1989, in particolare due delle tre cover di Ledbetter: “They hung him on a cross”, e “Ain’t it a shame”: la prima un blues scarno, la seconda un blues più nervoso e suonato, ma davvero illuminanti nel rendere evidente l’attacamento alla musica tradizionale dei Nirvana, oltre al radicamento nel punk e nell’hard rock mostrato dai primissimi esordi e dalle prime canzoni del primo disco.
Come tutti i grandi gruppi rock, i Nirvana sono stati idolatrati anche attraverso lo scambio di bootleg e registrazioni semiclandestine. Probabile che i fan più accaniti abbiano buona parte di queste registrazioni, come sicuramente hanno tutte le numerose B side contenute nei tre dischetti (scelta assai discutibile, questa). Più difficile che abbiano le perfomance live che sono contenute nel quarto disco, il DVD. Questo non toglie comunque valore ad un box che, al di là delle logiche industriali e delle liti, era davvero dovuto, e che è uno degli oggetti strenna obbligatori per il natale 2005 dei rockettari.

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