«MEDULLA - Björk» la recensione di Rockol

Björk - MEDULLA - la recensione

Recensione del 19 set 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Questo disco è una palla.
Perdonateci la crudezza dell’esordio, e abbiate la pazienza di leggere le argomentazioni. Soprattutto se siete dei fan di Bjork (già vediamo le mail di protesta arrivare in redazione, come succede ogni qual volta che si tocca un idolo).
Questo disco è una palla, dicevamo. Scriverlo è liberatorio, dopo tutte queste lodi lette in giro, a destra e a sinistra, a firma di colleghi illustri e solitamente acuti. Il primo pensiero, ascoltando “Medulla”, va alla cosiddetta "critica", prima che a Bjork e al suo settimo disco. Perché ogni tanto, leggendo le recensioni, si ha la sensazione di assistere alla descrizione di un mondo a parte, lontano dalla realtà. Così, tutti a tessere lodi sperticate di “Medulla”, a prodursi in articolati arzigogoli linguistici e in acrobatici voli pindarici , tutti a dire che Bjork è un genio, che il disco è bello, interessante, geniale, sì certo un po’ difficile ma come fai a non averlo nella tua discoteca?
Il punto sbagliato di questo ragionamento è il passaggio dal primo al secondo punto. Bjork è un genio, non si discute. La sua voce e la sua capacità di sperimentare con i suoni sono provate, così come la sua unicità di artista "totale": non è il caso di discuterle in questa sede. Pare, però, che essere un genio ed essere un nome “cool” “trend” - e tutti quegli aggettivi lì - ti metta al riparo da ogni critica. Sembra, in altre parole, che ci sia una diffusa paura di scrivere male di Bjork (soprattutto se devi scriverne in testate non specializzate, tipo quotidiani, magazine, sempre all’inseguimento del nome di grido e dell’ultima tendenza), forse per il timore di fare la figura del pirla, di quello che non sembra abbastanza intelligente da capire e apprezzare un disco difficile, pubblicato da un’artista intellettuale e di moda.
Allora facciamola, questa figura del pirla, e scusateci per il lungo ma necessario preambolo. Partiamo dai fatti. “Medulla” è il settimo disco di inediti di Bjork. Arriva a tre anni esatti da “Vespertine” e a due dal “Greatest Hits” del 2002. La pausa è stata riempita anche dalla pubblicazione di DVD e dischi dal vivo. Come saprete se avete letto anche una sola di queste recensioni, il titolo “Medulla” rimanda al termine latino che indica il midollo.
Il “concetto” del disco è – apparentemente – semplice. “Medulla” è un disco fatto solo con le voci. Manipolate, impastate, sovrapposte. In sostanza, Bjork, dopo avere sperimentato negli ultimi anni principalmente con l’elettronica, l’ha messa da parte. O, meglio, ha messo da parte i beats e ha usato il computer per programmare le voci. Prendete “Triumph of a heart”, brano ritmato ma dove i beats sono fatti appunto dal più antico strumento umano, per esempio.
Il problema sta proprio nel “concetto”. Che è bellissimo, come avrete letto da altre parti. Ma è tradotto in un disco per lo più involuto e difficilissimo da ascoltare. In sostanza Bjork, per sua stessa ammissione, ha lavorato senza regole, finendo per destrutturare totalmente la forma-canzone, levando quasi ogni accenno di melodia, sviluppando questo “concetto” in senso puramente intellettuale, fregandosene se il risultato era più o meno piacevole o anche solo ascoltabile.
L’idea di destruttare una forma di comunicazione consolidata non è nuova, per la verità. E’ successo al romanzo, al film, e anche alla canzone. Pensate ai Radiohead di “Kid A”, per intenderci. Il problema di Bjork, semmai, è proprio che le canzoni (possiamo chiamarle così?) di “Medulla” sembrano per lo più esercizi di stile vocale (bellissimo ed originalissimo, lo sapete). Esercizi, però, fini a se stessi. Non ce ne vogliano i fan, ma le canzoni che ti viene voglia di riascoltare sono pochissime, qua dentro: forse solo la già citata “Triumph of a heart” e “Where is the line” (che si avvale dell’ex Faith No More Mike Patton, uno dei due ospiti di lusso insieme a Robert Wyatt, la cui voce è campionata nel singolo “Oceania”). Il resto è un interessantissimo e intellettualissimo ma noiosissimo disco.
Ci sono artisti che se ne fregano se la gente non capisce la loro arte: atteggiamento rispettabilissimo, per carità. E poi ci sono artisti, anche tra i più cerebrali, che riescono a trovare un modo per comunicare con il più grande pubblico possibile, evitando inutili ritorsioni dell’arte su se stessa e cercando di rendere, per quanto possibile, “piacevole” la propria opera. Chi scrive, lo si sarà capito, preferisce quest'ultima categoria.
Bjork è passata progressivamente dalla seconda alla prima categoria, in cui "Medulla" rientra a pieno titolo. Speriamo che a Bjork ritorni presto la voglia di essere piacevole, oltre che di stupire.

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