«STRONG CURRENTS - Hector Zazou» la recensione di Rockol

Hector Zazou - STRONG CURRENTS - la recensione

Recensione del 16 apr 2004

La recensione

“…da questo miscuglio mostruoso che siamo costretti a trangugiare nasceranno esseri stravolti e squilibrati che massacreranno i propri familiari, i propri amici e anche gli sconosciuti”. Così Hector Zazou, a proposito della “musicaccia” che circola a piede libero sui mezzi di comunicazione di massa, nella lunga e stimolante intervista contenuta nel libretto che accompagna il nuovo disco per la Materiali Sonori, “Strong currents”. L’eclettico compositore e produttore francese è di quelli che ritengono che il sonno della ragione produca, inevitabilmente, mostri. Anche quando c’è di mezzo la musica commerciale. Ci auguriamo che, nelle sue catastrofiche previsioni, non abbia ragione lui: e intanto apprezziamo gli sforzi che produce in prima persona per uscire dalla routine e dalle gabbie comportamentali. Nella circostanza, con due dischi usciti a distanza ravvicinata, diversi nelle premesse e nei risultati. Seguendo un filo concettuale e quasi narrativo, il citato “Strong currents” cuce in sequenza dodici voci femminili e tredici canzoni che mescolano gorgoglii e ritmi elettronici, pianoforti e sezioni d’archi in base al credo artistico del loro artefice, interessato a crear musica in cui suoni organici e sintetici si compenetrano al punto da diventare, in certi casi, indistinguibili e indissolubili. Perché per il francese che ha frequentato Brian Eno e i minimalisti americani, Manu Dibango e i PGR di Giovanni Lindo Ferretti, lo strumento di elezione è lo studio di registrazione (cfr. l’intervista sopraccitata): laboratorio un po’ stregonesco in cui la combinazione di ingredienti musicali differenti può produrre deflagrazioni esplosive o misture in quieta, costante ebollizione. E’ questo il caso delle “forti correnti” che scorrono sotto la superficie del nuovo album, un disco che, con eccesso di semplificazione, si potrebbe descrivere come una raccolta di canzoni pop per piccola orchestra e sintetizzatori, e a cui le voci ospiti apportano un tocco di grazia eterea o di romantica passionalità. Alcune sono sue vecchie conoscenze: Laurie Anderson, per esempio, che snocciola il suo parlato dolce e ipnotico tra i ronzii di “Into your dreams” e i folkeggianti intrecci di “Ocean of sound”, chitarra acustica e flauto (lo suona il galiziano Carlos Nuñez); o l’eccellente Caroline Lavelle, violoncellista che con Zazou ha incrociato più volte le strade in passato e che qui spalma la sua vocalità scura su “The freeze”, quadretto acustico per clarinetto (Renaud Pion) e pianoforte (Stefano Bollani) il cui testo risale ai tempi di “Chansons des mers froides”, disco concept dedicato al patrimonio musicale dei popoli marinari del Nord.
Riciclo e recupero, collage e sovrapposizione di materiali scritti e registrati in momenti anche molto lontani l’uno dall’altro sono le tecniche che Zazou ha applicato all’opera: ma, complici gli accuratissimi missaggi dell’ingegnere del suono Peter Walsh (Peter Gabriel, i Simple Minds di “New gold dream”), la fluidità del risultato finale non è mai messa a repentaglio. Dicevamo dei collaboratori abituali: il pianismo “caldo” e versatile di Bollani si alterna a quello di Ryuichi Sakamoto, il cui fraseggio nitido e parsimonioso lascia un’impronta su “Is this” (la voce è di Catherine Russell, corista di Madonna, Elvis Costello, Jane Siberry e David Bowie) e su “Morning”, melodia rarefatta affidata all’interpretazione di Nicola Hitchcock, la ex vocalist di Mandalay. Effetti, chitarre riverberate e fagotto avvolgono in un clima onirico “Mmmh”, che la figlia di Peter Gabriel, Melanie, canta con voce morbida e vellutata, l’elettronica introduce piccole increspature e dissonanze tra le tenebre inquiete di “In the middle of the night” (la voce, jazzy e fumosa, è di Lori Carson), mentre la dublinese Nina Hynes sfodera un timbro nordico alla Björk nelle atmosfere glaciali di “Under my wing”. Si torna alla terra, alle tonalità blues e sensuali, con Sarah-Jane Morris (“Remember”: peccato che la sua splendida voce androgina non venga utilizzata più spesso in questi contesti), mentre Jane Birkin porge il suo flebile sussurro in “Beauty”, chanson alla francese che la musa di Gainsbourg interpreta però in un evanescente inglese. Siamo di nuovo sul lato più acustico e “sinfonico” del disco (a cui partecipa un quartetto d’archi tutto italiano), frequentato anche dalle altre vocalist, Emma Stow dei Phosphorus (davvero leggera come il vento la sua “Let it blow”), Lisa Germano (voce fuligginosa, la sua, e “Indiana moon” ha un tocco di esistenzialismo e di cabaret) e Irene Grandi, che in italiano cesella con grazia e fraseggio jazzy la conclusiva “Blue”: anche qui, è il regista a tirar fuori le qualità migliori dell’interprete.
I nomi di Hitchcock, Stow e Lavelle ricorrono anche nei crediti de “L’absence”, un disco in cui, lo ha spiegato lo stesso autore, Zazou ha voluto superare ogni asperità (e rigore filologico, e intellettualismo) dei precedenti lavori per confezionare la sua opera ad oggi più accessibile, non troppo distante da certa musica “commerciale” inglese e francese di questi ultimi anni. Minimalismo e reiterazione (l’iniziale “Stranges attracteurs”), pop elettronico soffice e avvolgente (“Surrender”, “Lies will flow”), vaghi sentori funk e di Sud America (“Joseph & Tim” è uno dei pezzi dalle più marcate accentuazioni ritmiche), Brasile postmoderno alla Arto Lindsay (“Eye spy”), echi di Gabriel (“Paralysed”), chitarre pinkfloydiane (“Goeland”). Curiosa, qui, la presenza di Asia Argento (“una visione fantasma alfine realizzata”, dice Zazou, che recita in francese tra i ritmi morbidi e i sibili elettronici di “Double jeu”), mentre la conclusiva “The workers” (voce recitante dell’attrice e cantante inglese Katrina Beckford) dà voce al pensiero di Karl Marx sullo sfondo ossessivo di un ritmo da catena di montaggio. Un piccolo pretesto per parlare, con leggerezza e un tocco di humour surreale, anche di cose serie: perché Zazou ci tiene a ricordare che la musica, secondo lui, può ancora cambiare il mondo.
(Alfredo Marziano)

STRONG CURRENTS

TRACKLIST

01. Into your dreams
02. Mmmh
03. Beauty
04. In the middle of the night
05. Let it blow
06. Under my wing
07. The freeze
08. Remember
09. Is this
10. Indiana moon
11. Morning
12. Ocean of sound
13. Blue
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