«THE NEW ORIGINAL SONIC SOUND - New Strychnines» la recensione di Rockol

New Strychnines - THE NEW ORIGINAL SONIC SOUND - la recensione

Recensione del 15 apr 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ben prima del Grunge a Seattle c’era un’altra musica. Erano gli anni ’60, e tra le tante musiche che girava c’era il cosiddetto “garage rock”: un genere di fatto scoperto qualche anno dopo grazie alla raccolta “Nuggets”, curata da Lenny Kaye (storico e poi chitarrista del Patti Smith Group). Dal nord ovest americano arrivavano diversi gruppi che proponevano un sound rock ‘n’ roll grezzo e diretto, in seguito rivisitato e saccheggiato da band come gli Stooges di Iggy Pop e dal punk. Almeno due di questi sono ricordati negli annali della storia del rock: i Kingsmen, autori della più nota interpretazione di “Louie Louie”, uno degli “standard” più eseguiti di sempre (si dice ne esistano oltre 1000 versioni). E poi i Sonics, sulle cui canzoni sono cresciuti generazioni di musicisti.
Ora il garage rock sta tornando di moda, grazie a Strokes, Von Bondies, Jet, Vines etc. Ma a ben vedere, appare quasi naturale che a recuperare quel suono sia un gruppo proveniente da Seattle e dal Grunge, che di fatto l’ha già rivisitato oltre dieci anni fa.
I New Strychnines in realtà sono un “supergruppo” messo in piedi da Scott McCaughey (Minus 5, Young Fresh Fellows, e membro aggiunto dei R.E.M.) insieme a Steve Turner e Mark Arm dei Mudhoney. I Mudhoney, per chi non lo sapesse, sono per l’appunto tra i padri del Grunge, e tra i pochi ad essere attivi ancora oggi, anche se hanno avuto meno fortuna di altri.
The “New Sonic Sound” è un disco nato quasi per scherzo, per una serata tributo messa nel 2000 in piedi dal Seattle Experience Music Project, il museo del rock locale. Vista la fortuna della serata il gruppo si è esibito qualche altra volta, finendo per incidere questo disco, che vede la luce solo oggi. Un disco sconsigliatissimo e assai divertente: 16 canzoni grezze e ruvidamente rock ‘n’ roll che farebbero invidia ai nuovi gruppi citati poc’anzi, e che se venissero immesse sul mercato da qualche nome alla moda avrebbero ben altra attenzione da parte dei media.
Le 16 canzoni non sono tutte dei Sonics, a dire la verità, come la celeberrima “Louie Louie”, ma facevano tutte parte del loro repertorio. Su tutte svetta quella “Strychnine”, che dà il nome al gruppo e che Peter Buck dei R.E.M. dice che vorrebbe suonare ogni sera, se potesse. Ma anche “The witch” o “Psycho”: tutte canzoni che con una bruttissima parola da critico militante si potrebbero definire “seminali”, e che è un piacere sentire cantate dalla voce ruvida di Mark Arm.
Insomma il consiglio è evidente: se vi piace la nuova ondata di rock di Strokes, Jet e compagnia cantante, correte a recuperarvi questo disco, che è distribuito anche in Italia. Tutto è nato da queste canzoni, ed ascoltarle è sia doveroso che bello.

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