«BEAUTIFUL COLLISION - Bic Runga» la recensione di Rockol

Bic Runga - BEAUTIFUL COLLISION - la recensione

Recensione del 04 mag 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il fascino esotico del pop: Bic Runga è neozelandese, ma le sue origini sono malesi da parte di madre, e vengono tradite dalla sua faccia carina e un seriosa che troneggia sulla copertina di questo “Beautiful collision”. In patria è diventata un piccolo grande caso: “Beautiful collision” ha dominato le classifiche per lungo tempo, vendendo mezzo milione di copie (in una nazione che conta circa due milioni di abitanti: fate voi le proporzioni). Da qualche mese se me parla insistentemente anche da questa parte del globo: articoli, copertine e recensioni hanno fatto la loro comparsa in Inghilterra e anche in Italia. Originariamente pubblicato nel 2002 in patria, il disco esce infatti anche ora da noi.
La Nuova Zelanda è una terra musicalmente tutt’altro che arida. I “Kiwi” (questo il soprannome degli abitanti della terra ai nostri antipodi) ci hanno regalato almeno un grandissimo gruppo, i Crowded House, e con loro tutti i collegati della famiglia Finn: prima gli Split Enz, poi i dischi solisti di Neil. E proprio su questa falsariga si muove Bic Runga, e non è un caso che Neil prima l’abbia chiamata ad aprire i suoi concerti, poi abbia deciso di apparire in questo album.
Bisogna ammettere, però, che Bic non si avvicina se non lontanamente al suo mentore. Ha una voce gradevole e suadente, scrive belle canzoni che mischiano pop e rock d’autore, ma nulla più. Il disco si apre con un bozzetto acustico, e questa è la base su cui si sviluppano le restanti 12 canzoni. La dimensione cantautorale viene arricchita ora con sonorità rock (le chitarre di “Get some sleep”), ora con coloriture elettroniche di derivazione trip-hop (“Precious things”), in alcuni casi fondono entrambi questi elementi (“Election night”, forse il brano migliore del disco).
Più in là, però, Bic Runga non va. Oltre delle piacevoli canzoni ben scritte e cantate non si arriva; la domanda, a questo punto, sorge spontanea: se questa cantante non avesse il fascino dell’esotico, se fosse inglese o americana, sarebbe emersa dal mare di voci femminili che navigano in queste acque? O sarebbe stata sommersa dalle ondate potenti di gente come Dido o Beth Orton? I Crowded House, loro sì, avevano un talento assoluto: andatevi ad ascoltare l’ultimo stupendo live di Neil Finn, “7 worlds collide”, e vi renderete conto della capacità di scrittura del loro leader.
Insomma, “Beautiful collision” è un disco carino, come è carina e talentuosa Bic Runga. Se vi piace il genere pop-rock al femminile, è un disco da ascoltare, ma senza aspettative esagerate.

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