«COUNTERFEIT2 - Martin Gore» la recensione di Rockol

Martin Gore - COUNTERFEIT2 - la recensione

Recensione del 25 apr 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Domanda: come gestire e concepire un disco solista, mentre si è all’interno di una band? Risposta: come “Counterfeit” di Martin Gore, che dei Depeche Mode è la mente.
Certamente questa non è l’unica risposta possibile, e non è detto che sia la migliore. Certamente è onesta e coerente. Gore è l’autore di tutti i brani dei Depeche Mode. Le sue canzoni vengono perlopiù cantate più dalla sua controparte Dave Gahan (anche lui in procinto di pubblicare un disco solista – vedi news). Ciò nonostante Gore non deve essersi sentito un frustrato per questo ruolo importante ma un po’ nascosto rispetto a Gahan; deve essere così, se pubblica il suo primo disco solista dopo oltre 20 anni di carriera nella sua band.
Per la cronaca questo “Counterfeit2” segue “Counterfeit” EP quasi omonimo del 1989. Come quest’ultimo è composto interamente da cover. Ed è, da questo punto di vista, una sorta di percorso di educazione musicale. Gli autori reinterpretati, per molti versi riportano allo scoperto quel lato oscuro da sempre presente nella musica dei Depeche Mode: Nick Cave, David Bowie & Iggy Pop, Lou Reed. Ma, guardando la lista vengono fuori scelte apparentemente meno immediate: la musica tradizionale (l’Hank Thompson di “I cast a lonesome shadow” o il traditional “In my time of dying ripescato via Dylan), il Kurt Weil di “Lost in the stars”, John Lennon (“Oh my love”). Tutti punti di riferimento presenti nella scrittura dei Depeche, forse in modo meno evidente di altri.
Il punto comunque, è che questo album è fatto di cover “vere”: canzoni reinterpretate, scomposte e ricomposte fino a somigliare solo lontanamente all’originale. Nelle 11 tracce, inoltre, troverete un suono minimal-elettronico che è l’anima più introversa dei Depeche; una scelta che rende “Counterfeit2” un disco cupo, interessante ma molto difficile. Una scelta che funziona alla perfezione in alcuni casi (soprattutto in “Loverman” di Nick Cave e in “Das Lied Vom Einsamen Madchen” – che venne cantata da Nico), ma che in alcuni momenti appesantisce un po’ troppo il disco. Insomma: Gore con questo album traccia le radici della sua musica, dimostrando di essere un valido interprete, oltre che un bravo autore. Ma, in maniera per certi versi opposta ai suoi Depeche Mode, privilegia la testa alla pancia. Se dovessimo trovargli un difetto, si potrebbe dire “Counterfeit2” è un disco che funziona più concettualmente che all’ascolto pratico.

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