«SILENT WITNESS - Overhead» la recensione di Rockol

Overhead - SILENT WITNESS - la recensione

Recensione del 23 apr 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Si può fare rock cantando in inglese, pur essendo francesi? Se ci pensate, la domanda è speculare a quella che per anni ha assillato diverse band italiane, che cercavano una via credibile alla musica di derivazione anglosassone, pur mantenendo una loro identità nazionale. Il tempo ha dimostrato come la risposta prevalente sia stata quella di fare rock sì, ma cantando nella propria lingua d’origine.
E’ buffo che una risposta positiva alla domanda iniziale arrivi da un paese sciovinista e nazionalista come la francia. Un paese che, per primo, ha stabilito quella legge della “riserva indiana” (ogni radio deve passare una certa percentuale di canzoni in francese) che ora si vorrebbe imitare pure in Italia. E’ buffo, o forse è solo normale, e ci ricorda che non bisogna avere pregiudizi sull'origine di chicchessia.
Comunque, gli Overhead di Nicolas Leourox fanno rock in Inglese, e se non sapessimo che sono francesi non ce ne accorgeremmo. Fanno un rock atmosferico, soffuso e delicato; non una musica chitarristica, se non in alcuni momenti (come la peraltro bellissima “Air” e, in parte “Monkeys for the people”). Sono un gruppo dalla doppia anima: da un lato la voce eterea del cantante-leader, che porta alla mente il mai dimenticato Jeff Buckley (ma lui dice che non l’ha copiato, anzi: ha iniziato a cantare in quel modo più o meno quando Buckley stava emergendo – si veda l’intervista pubblicata nelle news), dall’altro strutture musicali che rimandano al rock cantautorale. Per dirla in altri termini, musicalmente gli Overhead andrebbero accostati più a Tim Buckley, che a Jeff.
“Silent witness”, lo diciamo subito, non è un disco facile. Non troverete canzoni che fanno colpo al primo ascolto. Troverete invece melodie complesse e suadenti, che crescono, che chiedono attenzione e che ripagano con scelte mai banali e scontate.
Insomma, questo “Silent witness” ha un doppio motivo di interesse: da un lato propone un’idea di rock originale e pregevole. Dall’altro, fa capire che da oltralpe non arriva solo il tanto osannato “french touch”, quello tra elettronica e lounge. Vi basta per incuriosirvi?

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