«STORIA DI UN MINUTO - PFM» la recensione di Rockol

PFM - STORIA DI UN MINUTO - la recensione

Recensione del 14 ago 2018

La recensione

di Ivano Rebustini

Durante l’estate, riscopriamo album classici della musica italiana, con recensioni dall’archivio di Rockol. 

 

Dopo Coppi o Bartali, Rivera o Mazzola, Beatles o Rolling Stones, Uomini o Caporali e prima di Liscia o Gassata e Lunch o Brunch, nel 1972 gli italiani (beh, non proprio tutti) trovano il modo di dividersi per l’ennesima volta. Banco del mutuo soccorso o Premiata Forneria Marconi? “Il giardino del mago” o “Impressioni di settembre”? Di Giacomo o Mussida? Ricordi o Numero Uno? Un duello senza esclusione di colpi; non siamo ancora alla fine dell’anno, ed è già: “Darwin” o “Per un amico”?


Ma chi issiamo sul podio? Senza nulla togliere al Banco e ai suoi fans (nella recensione di “Banco del mutuo soccorso” leggere: “Senza nulla togliere alla Premiata e ai suoi fans”), dove lo trovate un chitarrista come Franco Mussida? È vero: Flavio Premoli è un bravo tastierista, suona pure il piano a puntine e ogni tanto canta; Giorgio Piazza non sarà “Fico” come da soprannome, ma il suo basso nei momenti chiave si fa sentire; Franz Di Cioccio ancora non gigioneggia da “Maestro della voce” e quindi - oltre a cantare - ha tutto il tempo di dedicarsi alla drums da allievo rispettoso del batterista dei King Crimson Mike Giles; Mauro Pagani è un bravo (poli)strumentista, un bravo compositore e pure lui ci mette l’ugola. Però Francone, Francone… che imbracci la chitarra elettrica, che passi all’acustica o alla dodici corde, che si cimenti addirittura con il mandoloncello; in primo piano o in sottofondo, delicato arpeggiatore, svisatore possente o inventore di riff… senza le sue mani - con tutto il rispetto per il moog di Premoli e il violino di Pagani - la Forneria Marconi sarebbe stata un po’ meno Premiata e premiata.
Intendiamoci: “Storia di un minuto” - allora come oggi - non vive solo di singole performances e anche nel 2003, a distanza di trentuno (leggasi: 31) anni dalla pubblicazione, riesce a fare la sua porca figura, navigando a vista tra le influenze del Re Cremisi (non è forse la Pfm che agli inizi sbalordiva l’incauto pubblico con una versione di “Schizoid man” proprio uguaglia all’originale?) e l’italica tradizione (quel Pagani che dal vivo, sul più bello, attaccava con il Minuetto di Boccherini reso celebre dai confettini alla menta), rock duro-ma-non-troppo, prog evocativo e sognante. Un lavoro che inoltre fa sintesi dell’esperienza di sala e di classifica messa insieme dalla band - senza l’“orbo” bresciano, sì, insomma, il Mauro - sotto l’insegna di Quelli (“Una bambolina che fa no, no, no”, “Per vivere insieme”, “Tornare bambino”).
È il 1969 quando Premoli, Piazza, Di Cioccio e Mussida - i quali intanto hanno perso per strada un cantante che faceva e fa ancora ridere, Teo Teocoli - abbandonano (ma non per le serate) il nome che ha dato loro un minimo di fama e successo e diventano I Krel. L’esperienza psichedelico-casereccia un po’ alla New Trolls di “Sensazioni” dura lo spazio di un 45 giri, “Fin che le braccia diventino ali”, che uscirà l’anno successivo. Intanto, nell’estate ’69, il quartetto si era allargato a Pagani. Qualche mese più tardi, il gruppo prenderà il nome della Forneria Marconi di Chiari (il paese di Mauro), che per fare colpo diventa “Premiata”, e lascerà la Ricordi per la Numero Uno di Battisti, Mogol e del primo produttore Sandro Colombini. È subito un singolo: “Impressioni di settembre” (con un testo di Rapetti un po’ alla “Emozioni”), retro “La carrozza di Hans”, che aveva regalato alla band il primo posto al “Festival di avanguardia e nuove tendenze” di Viareggio, a pari merito con Mia Martini e La Macchina e gli Osanna. Siamo nel 1971.
Il resto è “Storia di un minuto”, musiche di Mussida, testi di Pagani e produzione affidata a Claudio Fabi, il padre di Niccolò: ai due brani del 45 giri (ma “Impressioni di settembre”, che sarà coverizzata qualche annetto dopo da Francesco Renga e Franco Battiato, è arricchita da una lunga introduzione) si aggiungono l’elaboratissima “Dove…quando” - soffice, classicheggiante, jazzata -, la maestosa “Grazie davvero” e soprattutto la tarantella “È festa”, in seguito vero e proprio tormentone con il titolo di “Celebration”, o forse meglio “Selebréscion”. L’album alla fine del ’72 sarà valso alla Pfm il quattordicesimo posto nella classifica annuale (per trovare il salvadanaio del Banco bisogna scendere fino alla piazza numero 40…), ma soprattutto garantisce al gruppo una partenza che più lanciata non si potrebbe nel firmamento rock (una volta si chiamava così) italiano e internazionale. Da “Storia di un minuto” a storia di un quarto e passa di secolo - tra alti, medi e anche qualche basso imbarazzante - a braccetto del successo, attorniati dall’affetto dei fans (chi spegne le candeline?).

Post scriptum. A tutti i lettori e gli scrollatori in genere che si siano accorti di come l’incipit di questo articolo sia lo stesso della recensione di “Banco del mutuo soccorso”, grazie per l’attenzione: era solo un giochino per rendere l’idea di quanto all’epoca i patiti di pop italiano fossero divisi da un tifo quasi calcistico per l’uno o per l’altra. Non capiterà più (sia il giochino, sia una passione così forte).

 

TRACKLIST

01. Introduzione
03. È festa
04. Dove...quando...(parte 1)
05. Dove...quando...(parte 2)
06. La carrozza di Hans
07. Grazie davvero
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