«100TH WINDOW - Massive Attack» la recensione di Rockol

Massive Attack - 100TH WINDOW - la recensione

Recensione del 06 feb 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

C’è sempre una finestra che rimane aperta, e che permette a qualcuno di intrufolarsi in un ambiente altrui. Succede nei computer (la “centesima finestra”, secondo lo studioso Charles Jennings è proprio quella inevitabilmente rimane aperta, permettendo l’accesso a macchine remote) e succede nella vita.
I Massive Attack devono averci messo un bel po’, questa volta, a trovare il punto d’ingresso, questa centesima finestra. Perché “100th window” esce a quasi cinque anni di distanza dall’acclamatissimo “Mezzanine”. E nel frattempo è pure successo che il trio si è ridotto ad una one-man-band, guidata da Robert “3-D” Del Naja: DJ Mushroom se n’è andato e Daddy G si è preso una pausa sabbatica (ma ritornerà nell’imminente tour).
Una volta trovata la finestra, però, tutto si è risolto e la magia si è ripetuta. E’ quindi diventato (nuovamente) chiaro perché i Massive Attack sono così amati e stimati. In altre parole, ascoltate questo disco e capirete perché il cosiddetto “trip-hop” l’hanno inventato i Massive Attack.
“100th window” è un disco, nelle intenzioni di Del Naja, più “soft” del precedente. Certo, questo aggettivo è da prendere con le molle. L’album, come il precedente, trova la sua base in sonorità scelte e manipolate che sono comunque cupe. E, certamente, nella musica del gruppo rimane quella componente ossessiva data dalla ripetizione di frammentI e dal susseguirsi di suoni assolutamente particolari: una sorta di firma unica e ormai riconoscibilissima.
Nelle 9 canzoni rimane quindi intatta la formula, quella di suoni elettronici manipolati fino a perdere la freddezza del computer e a diventare “caldi”, uniti a voci eteree per formare qualcosa che, prima, non si era mai sentito. Cambiano, in questo caso, gli ingredienti, e quindi anche il risultato: la voce di Sinead O’ Connor è presente in tre brani, e si amalgama perfettamente nell’impasto sonoro, così come quella già conosciuta di Horace Andy (collaboratore di lunga data del gruppo).
A volergli trovare un difetto “100th window” è un disco che perde il confronto con i suoi predecessori su un particolare: non ha un brano d’immediato impatto, così come erano “Protection”, “Teardrop” e “Angel”. Le canzoni con la Connor, su tutte il singolo “Special cases” sono belle, suadenti, ma meno immediate.
Per il resto, è un album che vive di luce propria, e che non teme paragoni con i capitoli precedenti di una carriera folgorante. La luce dell’album è scura, come è sempre stata la musica dei Massive Attack. E’ bella e complessa. Alienante, potremmo dire, nel senso più puro e migliore del termine: “100th window” è fatto di musiche che avvolgono, che prendono l’ascoltatore e lo portano lontano da tutto e da tutti, in un luogo al quale è possibile accedere solo attraverso la centesima finestra di Robert Del Naja. In un luogo nel quale, dalla stessa finestra, è entrato di tutto, e tutto viene rimescolato fino a diventare qualcosa di nuovo: echi orientali e chitarre, suoni naturali e suoni sintetici, voci umane e effetti del computer. Nessuno come i Massive Attack sa fondere oggetti apparentemente così diversi.

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