«LIVE 1975 - THE ROLLING THUNDER REVUE - Bob Dylan» la recensione di Rockol

Bob Dylan - LIVE 1975 - THE ROLLING THUNDER REVUE - la recensione

Recensione del 29 nov 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Parlando di pubblicazioni storiche inedite come questo quinto volume delle "Bootleg Series" di Bob Dylan (i primi tre erano quelli del Box del 1991, il quarto il famigerato tour elettrico del 1966 pubblicato nel 1998), ci sono tre ordini considerazioni da fare: il piano documentaristico, il lavoro di rimasterizzazione e confezionamento da parte della casa discografica e, infine, la piacevolezza e attualità delle registrazioni.
Partiamo dal punto primo: lasciamo ai dylanologi più incalliti il compito di dissezionare il momento storico in cui Dylan ideò la Rolling Thunder Revue, e che questo doppio CD testimonia. Alcuni semplici dati per contestualizzare il momento: nel 1975 Dylan era a metà tra la pubblicazione di due capolavori assoluti. Il primo, “Blood on the tracks”, era uscito da poco; il secondo, “Desire”, sarebbe uscito nel gennaio del 1976. Così Larry ‘Ratso’ Sloman racconta nelle note di copertina del CD la decisione di mettere insieme questo varietà (“Revue”) itinerante chiamato “Rolling thunder”, “un carrozzone sonoro d’altri tempi, una sorta di estensione musicale della commedia dell’arte all’italiana” condiviso con amici come Joan Baez, Roger McGuinn, Ramblin’ Jack Elliott, Bob Nuewirth: “veniva affittata una sala da concerti piuttosto piccola sotto falso nome. Una settimana prima del concerto i campus dei college locali venivano visitati dai promoter che facevano circolare volantini e prevendite per lo spettacolo; i biglietti venivano venduti così soprattutto con il passaparola. La sera prima del concerto i bus sarebbero arrivati in città per ripartirsene subito finito lo show diretti alla località successiva. Tutto quello che doveva fare Dylan, da buon capocomico, era assegnare le parti”. In altre parole, questo CD racconta uno dei tanti momenti di grazia di Dylan, comunque uno dei più vividi, creativi e lucidi.
Per quanto riguarda il secondo punto, il lavoro della Columbia Legacy nel recuperare e rendere pubbliche le registrazioni di quel periodo è stato pressoché impeccabile: le 22 canzoni provengono dagli unici 5 concerti del tour registrati su un 24 tracce. Il lavoro sui master è stato notevole, e il suono è pulito, la voce perfettamente in evidenza. Unica minima scelta discutibile, l’assemblaggio: le canzoni sono state messe in sequenza a formare un’unica ideale scaletta della Rolling Thunder Revue, pur provenendo da fonti diverse. Ottima la confezione, corredata di bel un libretto fotografico di 56 pagine.
Ed eccoci al terzo punto, che ci pare sia stato spesso tralasciato nelle varie presentazioni dell’album, insistendo –comprensibilmente- sul suo valore documentariale. Questo punto potrebbe essere tradotto così: vale la pena procurarsi questo doppio CD, se non siete dei dylanologi completisti ed incalliti? La risposta è si, assolutamente. Perché al di là della testimonianza storica, bisogna dire che questo album è soprattutto attuale e bello a quasi trent’anni dalla sua registrazione. Dylan è impregnato del suono folk rock di “Desire”, il violino di Scarlet Rivera è spesso presente, ma non dimentica le sue radici acustiche nei diversi numeri per sola chitarra. Soprattutto è in un punto di equilibrio tra interpretazione originale e snaturamento: rilegge e rivisita le canzoni, ma le canta in modo naturale, senza volutamente storpiarle, come spesso farà in seguito nei suoi concerti. Le versioni di classici come “Just like a woman” o “I shall be released” sono ancora da brivido oggi. Ma forse il caso più evidente è “Knockin' on heaven's door”, le cui parole vengono cambiate, rivoltate, ma la cui linea melodica è meravigliosamente intatta.
In definitiva, questo “Live 1975” è uno delle migliori incisioni live ufficiali di Dylan, assolutamente consigliato anche a chi ha voglia di ascoltare il Menestrello al massimo dello splendore.

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