«JUST WHITNEY - Whitney Houston» la recensione di Rockol

Whitney Houston - JUST WHITNEY - la recensione

Recensione del 28 nov 2002 a cura di Paola Maraone

La recensione

Adorabile Whitney. Dopo qualche problemuccio con la droga (archiviato) e una serie di incomprensioni famigliari a quanto pare ancora da risolvere (suo padre l’ha citata in giudizio sostenendo che gli deve 100 milioni di dollari. Esattamente la cifra del suo ultimo contratto discografico con la Arista) ha finalmente dato alla luce un album, “Just Whitney…”, per il quale si è avvalsa dell’aiuto di produttori eccellenti della grande scena hip-hop e r&b americana. Tra gli altri Missy Elliott, Kevin “She’k’spere” Briggs, Kenneth “Babyface” Edmonds e Gordon Chambers.
Il risultato è un album uptempo, nel complesso gradevole, che ha l’amore come tema dominante ma che non trascura una vena polemica: la prima traccia, “Whatchulookinat”, è un brano di denuncia contro le sgarberie dei media (che non hanno mancato di assalirla a più riprese nel tempo, sia per via delle sue vicissitudini con la legge che per gli atteggiamenti da diva).
In generale, l’ugola d’oro tiene botta, e alla vigilia dei quarant’anni tira fuori un disco niente male. Che forse non farà felici i vecchi fan del “suo” belcanto, qui un po’ disperso, sincopato e frammentato com’è in favore del ritmo che diventa – sorpresa – il vero protagonista. Comunque chi ha visto (o sentito) Whitney al lavoro durante le registrazioni della sua ultima creatura ha giurato che fosse “concentrata e molto determinata a fare qualcosa di buono”: bene, è difficile contraddire quest’affermazione, anche se la sensazione ascoltando “Just Whitney...” è che a fare le spese più di ogni altra cosa, qui dentro, sia la spontaneità. Nostra Signora Houstoun è sempre più costruita, misurata, distilla la sua voce e la centellina come fosse un rosario di cui ogni grano è prezioso, nel tentativo di assomigliare all’icona di se stessa più che a se stessa, sicura così di non sbagliare un passo, di non prendere male una nota. L’operazione le riesce, per carità: il disco suona caldo, il singolo “One of those days” parla di pace, tranquillità, relax e altri temi carini, la cover di “You light up my life” (Debbie Boone, 1977) è un remake potente e incisivo, mentre “On my own” è la ballata giusta, che arriva a placare un poco gli animi, e il remix che P.Diddy fa di “Whatchulookinat” dà al pezzo la grinta che gli serve. Su tutto spicca (almeno, concettualmente) il duetto tra la capricciosa star e il rissoso marito Bobby Brown in “My love”. Come dire: a casa ci tornano tutti, alla fine. Anche Whitney.

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