«AMERICAN IV: THE MAN COMES AROUND - Johnny Cash» la recensione di Rockol

Johnny Cash - AMERICAN IV: THE MAN COMES AROUND - la recensione

Recensione del 27 nov 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“I hurt my self today/ to see if I steel feel”. Sono parole di una canzone dei Nine Inch Nails, “Hurt” (da “The downward spiral”, 1993). Tradotte suonano più o meno così: “Mi sono fatto del male stamattina/ per vedere se sono ancora in grado di provare qualcosa”.
Apriamo la recensione di “The man come around” di Johnny Cash con queste parole perché non c’è nulla di meglio per capire questo disco. Johnny Cash è una leggenda del country. Da quasi dieci anni va incidendo dischi sotto la supervisione di Rick Rubin, intitolati “American recordings” o più semplicemente "American". In questi dischi unisce brani propri, brani dal repertorio folk e cover di provenienza pop-rock. Tutte incise con una strumentazione essenziale e cantate con il suo vocione leggendario. Questo “The man comes around" è il quarto volume della serie. E’ forse il più bello, sicuramente il più sofferto. Cash è un uomo malato, che nelle belle e tragiche foto in bianco e nero del libretto dimostra di essere invecchiato molto rapidamente negli ultimi anni. E’ quasi irriconoscibile: le mani rugose, pochi capelli bianchi, il volto segnato. Ma la voglia di andare avanti è sempre quella, e sentirgli cantare quelle parole, che Trent Reznor aveva scritto come un’ode all’autodistruzione e che ora sono quelle di uomo che cerca di capire se è ancora vivo, fa venire i brividi. La cover di “Hurt”, una versione scarnificata rispetto a quella dei NIN, per piano voce e chitarra, è forse la canzone dell’anno.
Tutto il disco è su questi livelli: perché Cash è in grado di prendere un classici come “Bridge over troubled water” e “In my life” e farli sembrare non banali. Anzi, sembra che le abbia scritte lui. Come pure capita per “Personal Jesus”, brano dei Depeche Mode trasformato in un blues. Vengono i brividi pure a sentire la voce di Cash duettare con Nick Cave in “I’m so lonesome I could cry”. Cash aveva già cantato la sua “The mercy seat”; Cave ne è l'erede legittimo, l’unico davvero in grado di parlare in modo credibile di “God, love, murder” (come i titoli di tre recenti antologie tematiche).
Cash ha da poco compiuto 70 anni. Nonostante l'età, e nonostante la malattia, è ancora in grado di produrre dischi come questo, espressione massima di uno dei più grandi musicisti dei nostri tempi.

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