I BUONI E I CATTIVI

Ricordi (CD)

di Ivano Rebustini

Durante l’estate, riscopriamo album classici della musica italiana, con recensioni dall’archivio di Rockol. 

 

Nel 1980 Gianni Morandi, non più e non ancora “Uno di noi”, ma solo un vecchio (a 36 anni…) studente del conservatorio romano di Santa Cecilia, classe di contrabbasso, rianima la carriera di cantante con un disco live programmaticamente intitolato “Cantare”. Questa è solo in apparenza un’altra storia, perché il 33 si apre con una canzone di quelle eterne, che spiega - ben prima delle puntigliose precisazioni, scritte un po’ a tavolino, di “Uno su mille” - la disillusione di chi si è ritrovato sul fieno di una stalla dopo aver abitato una stella. La canzone s’intitola “Un giorno credi”, testo di Patrizio Trampetti, componente storico della Nuova compagnia di canto popolare, musica di un venticinquenne napoletano “rinnegato” e “sbandato”, fratello minore di Eugenio Bennato, un altro dell’allegra Compagnia.

 

 

Nel ’74 Edoardo è al secondo album, dopo il non fortunatissimo esordio con “Non farti cadere le braccia” (è un chiodo fisso, non vi pare?), prodotto come “I buoni e i cattivi” da Sandro Colombini, lo scopritore del Banco, che per il debutto del suo poco domabile pupillo aveva già coinvolto Eugenio, Trampetti e la mente della Nccp, il compositore e regista lirico Roberto de Simone. Proprio De Simone scrive la partitura e dirige l’orchestra in “Un giorno credi”: un risultato superbo, con gli archi che introducono, si fanno in disparte per accompagnare umilmente la chitarra (oltre a Edoardo e Andrea Sacchi, ai plettri c’è ancora il fratellone), ritornano in primo piano quando l’ambiente si surriscalda - perfetto l’ingresso della batteria di Tony Esposito, supportato dal bassista Bruno Limone - e lasciano di buon grado il posto ai fiati (una tromba da urlo) nel finale. Raffinata e popolare, un capolavoro che neanche la sciagurata versione 2000 zumpapa del dj Gigi D’Agostino - purtroppo avallata di pirsona pirsonalmente dallo stesso Bennato, presente in voce - riuscirà mai a scalfire.
Il resto lo fanno il semplice, ispirato testo di Trampetti (“Un giorno credi di esser giusto/e di essere un grande uomo/in un altro ti svegli/e devi cominciare da zero/Situazioni che stancamente/si ripetono senza tempo/una musica per pochi amici/come tre anni fa/A questo punto non devi lasciare/qui la lotta è più dura, ma tu/se le prendi di santa ragione/insisti di più”) e la grintosa interpretazione di Bennato, a sua volta autore di una melodia senza tempo. De Simone ci riprova con successo più avanti, nella spiritosa “In fila per tre”, per molti versi anticipatrice del trionfale “Burattino senza fili”, disco più venduto del ’77 e primo ellepi di un cantautore a doppiare l’impensabile boa del milione di copie. E un’altra anticipazione collodiana è data dalla copertina di questo “I buoni e i cattivi”, con i due classici gendarmi di Pinocchio un po’ meno classicamente ammanettati l’uno all’altro (di spalle, sono Edoardo e Raffaele Cascone, napoletano come Bennato, “bravo presentatore” dell’epocale trasmissione radiofonica “Per voi giovani”).
Ma se “Un giorno credi” e “In fila per tre” sono i pezzi forti del disco, non si pensi che allora potesse bastare e avanzare un 45 giri, o - se vogliamo - che la si possa risolvere con un cd singolo. Tra country, rock e blues, rivisitando a modo suo la tradizione partenopea, l’one man band col kazoo e il tamburello a pedale (vedere il classico logo con l’armonica, tornato non casualmente sulla cover di “Sembra ieri”) fa vedere di che pasta è fatto e, da bravo architetto, comincia a realizzare - con le varie “Ma che bella città”, “Arrivano i buoni”, “Salviamo il salvabile” - il progetto della sua “Torre”. Troppo alta per non oscillare mai, complici anche qualche svogliato ritorno “sui soliti passi” e qualche altrettanto svogliato “compromesso”. Ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. Cercando, se possibile, di non colpire i gendarmi.