«MALADROIT - Weezer» la recensione di Rockol

Weezer - MALADROIT - la recensione

Recensione del 27 lug 2002

La recensione

Nuovo capitolo della seconda fase nella vicenda dei Weezer. Con il "Green album" la band è riuscita a ribaltare una situazione che sembrava ormai compromessa: legato al rock chitarristico di metà anni '90, il gruppo sembrava a molti operatori dei media americani una pratica da archiviare al più presto; invece i risultati di vendite hanno rimesso in gioco Rivers Cuomo e soci. "Maladroit" vira verso suoni più duri rispetto al passato e dà l'impressione che il quartetto di recente si sia ripassato con gusto la storia dell'hard rock. Gli arrangiamenti ci vanno pesanti con le chitarre, anche più del necessario. Il taglio hard funziona soprattutto quando Cuomo usa per le sue canzoni la stoffa power-pop che ha fatto la fortuna dei Weezer. Vanno in questa direzione le iniziali "American gigolo" (in cui l'attacco di batteria sembra essere un omaggio - o uno scippo? - a "Making plans for Nigel" degli XTC), "Dope nose" e "Keep fishin", che fanno sperare in un album divertente. Il suono più duro contribuisce poi a evidenziare in modo piacevole la parentela della band con i Cheap Trick più fracassoni. Sfortunatamente, l'album sembra replicare anche i difetti di questi ultimi, maestri nell'infilare un paio di singoli perfetti in mezzo a un buon numero di riempitivi. E anche qui non mancano i momenti di noia: quando il ritmo rallenta ("Death and destruction") e le melodie puntano al malinconico/enfatico ("Slob") è difficile resistere alla tentazione di schiacciare il tasto di avanzamento veloce. In questi casi, le chitarre a volume 11 peggiorano ulteriormente la situazione. Si può anche aggiungere che Cuomo sembra aver scritto con la mano sinistra parte del materiale e tentativi come "Space rock" (una specie di matrimonio infelice fra Beach Boys e Dinosaur Jr.) o "Fall together" (riff banali e assolo di chitarra parecchio truzzo) non aiutano a tenere alta l'attenzione. La hit "Island in the sun" vede finalmente chitarre un po' più garbate, ma è un pezzo del "Green album" aggiunto probabilmente per rendere più appetibile il disco sul mercato europeo. In più ci sono anche sette "mini-movies", in gran parte dal vivo: "The quiet storm", "Dope nose", "Death and destruction", "Burndt job", "The cobo challenge", "Keep fishin" e "Take control". Per i fan di stretta osservanza, ci sono sufficienti motivi per comprare il CD. Quanto a tutti gli altri... forse è meglio ascoltarlo prima di mettere mano al portafoglio.

(Paolo Giovanazzi)
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