«INTELLIGENCE AND SACRIFICE - Alec Empire» la recensione di Rockol

Alec Empire - INTELLIGENCE AND SACRIFICE - la recensione

Recensione del 13 giu 2002

La recensione

Chissà cosa penserebbe oggi John Lydon se non avesse il cervello così marcio, come invece il suo nomignolo, “Rotten”, aveva argutamente annunciato con largo anticipo, ascoltando un disco come “Intelligence and sacrifice”. Chissà se, in attesa del prossimo giornalista da deridere e mortificare, seduto su un sofà qualsiasi di un lussuoso hotel qualsiasi (lui stesso ha recentemente dichiarato di aver “combattuto delle battaglie per potersi comportare così – e permettersi tutto ciò – oggi”) spenderebbe, questa volta, qualche parola di ammirazione per un personaggio come Alec Empire. Uno che pensando al “Filthy lucre”, il tour a “scopo di lurido lucro” con il quale Lydon riformò i Sex Pistols anni fa per raggranellare qualche sterlina, o all’ormai abusato “sono un anticristo/ sono un anarchico” di “Anarchy in the UK”, ci sorriderebbe su. Con rispetto, ma è probabile che sulle sue labbra apparirebbe un tenero ghigno. Se è proprio vero, come si va dicendo, che il punk è morto, allora lunga vita al punk. Perché Alec Empire è il punk, oggi, anno 2002. Nella sua musica ibrida, distorta e alterata si respira quella rabbia che ti entrava nelle ossa 25 anni fa, quando ancora qualcuno credeva che la musica potesse salvarti, oppure distruggerti per sempre. Lo stesso odio e lo stesso devastante cinismo, e tutto questo proprio in un momento in cui la musica pare aver perso la consistenza sonora e sociale di quel periodo, gli Anni Settanta. “Intelligence and sacrifice” è il diretto discendente degli esperimenti techno-hardcore che Empire ha inventato con gli Atari Teenage Riot, ma sa essere molto di più. Perché le sue parole ti spingono a soffocare nelle tue stesse urla, a gridare contro le regole del “sistema”, ad alzarti in piedi fulmineo, con la voglia di spaccare tutto e tutti. Un disco che è il punk per eccellenza, e ancora di più. “Aspetto di morire in ogni momento”, dice Alec Empire nel parlato che apre la prima canzone del disco, “Path of destruction”, il “sentiero della distruzione”. Una frase che non lascia scampo, che ti si inchioda nel cervello, pesante e indelebile. “Intelligence and sacrifice” è industrial e noise, generi che sembravano morti e sepolti, “sepolti vivi …e mai più trovati”, per usare i titoli di due canzoni-modello della filosofia politico-radicale di Alec Empire. E’ metallo che ti penetra nelle carni, freddo e affilato come il ritmo incessante ed esanime dei durissimi BPM Gabba che costruiscono le canzoni. Ma le provocazioni anarchiche di Alec Empire non sono fini a se stesse. La distruzione che si ripete come in un circolo vizioso dal quale è impossibile sfuggire è necessaria, perché “questo è il nostro tempo, ma ci sentiamo come emarginati”, perché “ci vengono gettati soldi ai piedi, in un mondo fatto di bugie e ipocrisie”, perché “la libertà è un compromesso, da accettare mentre qualcuno ti punta la pistola addosso”. “Ascolta con dolore”, cantavano gli Einstürzende Neubauten, “i nuovi edifici che collassano”. Distruzione e creazione.

(Valeria Rusconi)

TRACKLIST

01. Path of destruction
03. Tear it out (Remix)
04. Everything starts with a fuck
05. Killing machine
07. Intelligence and sacrifice
08. Death favours the enemy
09. Buried alive
10. …and never be found
11. New world order (Finale)
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