«TRACCE - Francesco Renga» la recensione di Rockol

Francesco Renga - TRACCE - la recensione

Recensione del 05 apr 2002

La recensione

Nove mesi di lavoro, quanto la gestazione di un figlio, per un album dall’impianto tradizionale, almeno dal punto di vista tecnico: chitarre, pianoforte, tastiere qua e là. E poi la voce, che svetta su tutto; la voce, che Renga non ha paura di usare, consapevole com’è di essere uno dei talenti più originali del panorama musicale italiano. Dopo i Timoria, la band bresciana con cui ha trascorso tredici anni, e dopo un disco “di prova”, uscito l’anno scorso, in cui misurare le sue capacità, Francesco Renga ha messo assieme dodici canzoni che tracciano un percorso eterogeneo ma coerente e svelano un obbiettivo ambizioso ma non irraggiungibile: quello di riempire uno (tra i tanti) vuoti del rock italiano. “Tracce” è un album in parte, ma non sempre, autobiografico, che narra storia e imprese di un giovane uomo alle prese con amore, morte e con la propria coscienza all’inizio del nuovo millennio. La musica segue i testi, e viceversa, in un impasto quasi sempre riuscito, quasi mai banale, e che mostra guizzi di originalità non comune. Confessa Francesco che la canzone sanremese (“Tracce”) non mostra al meglio la sua anima più vera, che è anche quella più rock. Sarà: ma il brano fa il suo dovere e trova la sua collocazione, peraltro all’interno di un album in cui (caso piuttosto raro) tutti i brani hanno un senso, non solo alcuni. Qua e là affiorano nostalgie Seventies che tradiscono il gusto personale di Renga: provate ad ascoltare “Sto già bene”, ma anche la stessa “Tracce di te” oppure “Segreti”. Menzione d’onore per “Vuoto a perdere”, sui vuoti sentimental/affettivi, per “Faccia al muro” (dedicata alla sorella gemella) e in generale per un album coraggioso e dall’aria autentica. Il cui autore, per una volta, sembra avere davvero qualcosa da raccontare.


(Paola Maraone)
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