«LONDON CALLING - Clash» la recensione di Rockol

Dischi leggendari: riscopri 'London Calling' dei Clash

Classici dell’estate: ogni giorno riscopri un disco leggendario, con le recensioni storiche di Rockol.

Recensione del 13 set 2019 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Pochi dischi possono essere considerati degli spartiacque quanto “London Calling” dei Clash. Un doppio LP, un pugno nello stomaco che segnò gloriosamente la fine degli (in)gloriosi anni ’70, dimostrando che la vena nichilista del punk non era solo autodistruzione, ma capacità di costruire qualcosa. Nella fattispecie, 19 grandi canzoni e un suono che pesca a piene mani nel passato. In altre parole, il punk inglese, che nasce basandosi sulla negazione di tutto quanto l’aveva preceduto –i dinosauri del rock, le tendenze classiciste di alcune derivazioni del progressive, il pop più becero- scopre che non è poi così tutto da buttare, anzi.
I Clash, come è noto, nascono sulla spinta dei Sex Pistols: il loro leader Joe Strummer esce dalla sua band, i 101ers, dopo avere visto Johnny Rotten e soci. Forma i Clash insieme al suo alter ego, Mick Jones: il gruppo, dopo qualche concerto con i Pistols, firma con la CBS e qualcuno scrive che in quel giorno morì il punk. Mai frase si rivelerà più sbagliata: l’affermazione rimane storica, ma il gruppo va ben più in là dei Pistols. Dopo due dischi che guadagnano uno status “di culto” in patria –ma che sostanzialmente falliscono l’obiettivo del successo in America- il gruppo se ne esce con questo “London calling”, cambiando le carte in tavola.
“The Clash” e “Give ‘em enough rope” proseguivano sostanzialmente sulla stessa linea: rock secco e diretto secondo le direttive del punk, con l’innovazione del secondo della produzione più “pulita” di Sandy Pearlman. “London calling” aggiunge invece alla furia punk la riscoperta delle radici: dal reggae al r ‘n’ b, dal dub al rockabilly, al rock tradizionale classico. E’ tutto qua dentro, in una sequela micidiale di canzoni, dalla epica title-track (“Londra affonda e io vivo lungo il fiume” cantano con sarcasmo i Clash), al rock diretto di “Lost in the supermarket (“Mi sono perso nel supermarket, non posso più comperare con felicità, sono entrato per quella offerta speciale, personalità garantita”), allo stralunato reggae-dub di “The guns of Brixton” (brano scritto e cantato dal bassista Paul Simonon, immortalato in copertina mentre sfascia il suo basso in un concerto: la foto è stata recentemente votata come la più bella della storia del rock).
I Clash non dimenticano i propri trascorsi rivoluzionari con testi dichiaratamente politici, ma sembrano soprattutto divertirsi. Mai come in queste tracce la rabbia e la gioia sembrano fondersi in una cosa sola. E questo è ciò che ha fatto grande questo disco.
Appena un anno dopo questo doppio album, nel 1980, i Clash ritornano addirittura con un triplo album, l’epico “Sandinista”. Un disco in cui il gruppo ampliò talmente tanto i propri orizzonti musicali da diventare dispersivo. La storia continua ancora per qualche anno, fino al 1983, anno in cui si consuma il divorzio tra Strummer e Jones, poco dopo la pubblicazione di “Combat rock” (il disco che conteneva “Rock the Casbah” e “Should I stay or should I go”; paradossalmente quest’ultima canzone porterà i Clash in testa alle classifiche qualche anno dopo, grazie alla comparsa in uno spot della Levi’s). Nel 1985 esce “Cut the crap”, con Mick Jones fuori dal gruppo: è l’ultimo disco di studio con il nome Clash. Strummer dà inizio ad una irregolare carriera solista (il suo ritorno con due dischi in due anni dopo un decennio di silenzio è recente) . Jones va avanti per qualche tempo con i Big Audio Dynamite. Ogni tanto minacciano di riunirsi, ma preferiremmo non vedere spettacoli pietosi alla Sex Pistols. I Clash ci hanno abituato a non ripetere certe scenette, e ci hanno regalato molta grande musica in più del gruppo-truffa del rock ‘n’roll. “London calling” è un apice mai eguagliato dai gruppi nati con il punk inglese.

TRACKLIST

01. London Calling - Remastered (03:20)
02. Brand New Cadillac (02:08)
03. Jimmy Jazz (03:54)
04. Hateful (02:43)
05. Rudie Can't Fail (03:28)
06. Spanish Bombs (03:18)
07. The Right Profile (03:54)
08. Lost in the Supermarket (03:46)
09. Clampdown (03:49)
10. The Guns of Brixton (03:12)
11. Wrong 'Em Boyo (03:11)
12. Death or Glory (03:55)
13. Koka Kola (01:47)
14. The Card Cheat (03:49)
15. Lover's Rock (04:03)
16. Four Horsemen (02:55)
17. I'm Not Down (03:06)
18. Revolution Rock (05:33)
19. Train in Vain - Remastered (03:14)

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