«EYES ON THE HORIZON - Jake Clemons» la recensione di Rockol

L'orizzonte musicale di Jake Clemons

Il sax della E Street Band pubblica il suo secondo album solista. Parlando di democrazia, ambiente e giustizia.

Recensione del 12 set 2019 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Jake Clemons, non è un ragazzino, viaggia verso i quarant’anni (il prossimo anno) ed ha alle spalle una lunga carriera. Carriera che ha avuto una brusca e decisiva accelerata nel 2012, quando è stato invitato da Bruce Springsteen ad unirsi a lui per sostituire al sassofono lo zio Clarence, scomparso nel giugno 2011. Il Boss pensò che l’idea di pescare all’interno, in qualche modo, della famiglia e dare quel genere di continuità al suo gruppo di musicisti potesse funzionare. E ha funzionato molto bene. Jake accolto l’onore – ma anche l’onere – di far parte della E Street Band, si è via via guadagnato sempre più spazio e credibilità, innervando, dal vivo, nuova energia e inevitabile freschezza al gruppo, ed ora ne è un membro a tutti gli effetti.

Difficile immaginare quale strada avrebbe preso la carriera di Jake se non fosse mai arrivata la proposta di Springsteen. Il ragazzo oltre che con i fiati se la cava anche con la chitarra, si diletta nel comporre canzoni e più di qualche live in proprio lo aveva messo insieme…vero è che, citando Safran Foer, ogni cosa viene illuminata dalla aura che circonda il Boss. Anche se, inevitabilmente, Bruce illumina ogni cosa ma non può che essere una presenza ingombrante e un riferimento continuo per il lavoro di qualsiasi suo collaboratore. Quindi, se è difficile immaginare come si sarebbe potuta evolvere la sua parabola musicale, quel che di fatto è accaduto a Jake da quando è diventato un E Streeters, è che ha pubblicato un EP (“Embracing Light”), un album (“Fear & Love”, nel 2017) e l’audience che lo segue nelle sue esibizioni dal vivo è decisamente aumentata in numero di unità.

Trascorsi due anni dall’esordio solista, e complice la pausa lavorativa concessa dal ‘principale’ alla band, Jake Clemons ha avuto il tempo per dedicarsi a un nuovo progetto e ci riprova con “Eyes on the Horizon”. L’uscita del disco era stata anticipata, durante la scorsa primavera, dalla pubblicazione della sua cover di “Democracy”, brano inciso nel 1992 dall’indimenticabile Leonard Cohen per l’album “The Future”. Una canzone che venne ispirata al cantautore canadese dalla riflessione su quanto stava avvenendo nel mondo alla fine degli anni ottanta, e sulla richiesta di democrazia di cui si parlava a Est a seguito della caduta del Muro di Berlino e dei fatti di Piazza Tienanmen a Pechino. Quello fu lo spunto, per Cohen, per parlare di democrazia e Stati Uniti d’America. Jake riprende a distanza di quasi 30 anni quella canzone e ne fa la linea guida di questo suo secondo disco invitando il popolo americano ad essere unito, perché solo l’unità può portare a una maggiore democrazia e giustizia per tutti.

Oltre alla giustizia sociale, uno dei temi maggiormente sentiti in questo travagliato periodo storico è la cura dell’ambiente e di un pianeta che viene consumato e si sta consumando ogni giorno sempre più. E’ quanto viene denunciato in “Consumption Town”, con l’ausilio della tagliente e barricadera chitarra di Tom Morello. Echi di Bruce giungono qua e là (ma nulla di troppo invasivo), compaiono, ad esempio, ascoltando "¡Ayuda! (When the Sun Goes Down)" mescolati a un incedere caro ai Clash. Il ‘mood’ generale delle dieci canzoni che compongono la tracklist è generalmente ‘serio’, ma non mancano episodi più leggeri ed allegri, come nel caso della title track.

Due anni fa, scrivendo di “Fear & Love”, ci auguravamo per Jake un futuro discografico meno ingessato, dove la pancia potesse bilanciare la testa nella scrittura e nella realizzazione delle canzoni. E dove voce e suoni fossero un poco più sghembi, più sporchi. Bene, posto che Clemons non crediamo possa mai trasformarsi in un ribelle di quelli incendiari che si fanno largo a colpi di slogan; non si può però negare che non sappia scrivere delle buone canzoni – la tracklist è tutta opera sua, tranne la già citata “Democracy” – e che con “Eyes on the Horizon” non abbia spinto un po’ più in là le sue capacità e fatto un passo in avanti rispetto al primo episodio. Il suo è un album profondo e sincero. E, curiosamente, non vi è l’ombra di un sax.

TRACKLIST

01. Swan Song (03:36)
02. Consumption Town (03:45)
03. Mom Deserves Better (05:04)
04. ¡Ayuda! (When the Sun Goes Down) (03:10)
05. Nothing Left (04:47)
06. Regression (Wasted in London) (03:46)
07. Democracy (05:43)
08. We, The People (03:14)
09. Eyes on the Horizon (03:58)
10. Goodnight (04:01)

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