«Y2K - L'Upo» la recensione di Rockol

L'Upo - Y2K - la recensione

Recensione del 12 nov 2001

La recensione

“Y2K” è il secondo album dei l’Upo (il nome deriva dal titolo di una filastrocca di Gianni Rodari), rock-band che aveva esordito discograficamente nel 1997 con “A.F.C.”.
Nel nuovo disco si trova la solita minestra a base di rock con alcune (poche) variazioni. In sostanza un lavoro indistinguibile dalle centinaia di proposte identiche che affollano il nostro paese, per fermarci solo a quello. Paiono tutte fotocopie, venute più o meno bene, più o meno scure, a seconda della qualità del tuner e della fotocopiatrice. Probabilmente è quasi impossibile rintracciare l’originale da cui sono state fatte.
Per onestà va detto che il disco, prodotto dall’ex-CSI Giorgio Canali, suona complessivamente bene. Si possono trovare anche diversi elementi positivi, dalla voce, che è piuttosto sicura ed espressiva, alle composizioni, che generalmente stanno bene in piedi, dai testi non stupidi ad un buon equilibrio complessivo. Agli amanti del genere, “Y2K” può certamente piacere.
Ma, ripetiamo, il tasso di originalità è davvero minimo.
Inutile fare la lista delle influenze, dire se “Y2K” assomiglia di più a questo o quel gruppo. Ogni ascoltatore potrebbe ampliarla in base alle proprie conoscenze. I membri della band, da parte loro, dicono che “si tratta di un lavoro sospeso tra la furia punk di ‘Yeeeeeh’ ( di Mal e i Primitives) e l’inquieta intimità di ‘River Man’ (di Nick Drake)”. Se vogliamo stare al gioco possiamo dire che si trova poco sia dei primi che del secondo, tranne le due canzoni citate, che sono presenti nell’album. I l’Upo stanno in qualche punto intermedio tra le due influenze dichiarate. A cui aggiungono un po’ di chitarre ruggenti.
Il fatto è che, facendo musica così, per mettersi in evidenza dovrebbero essere dei geni unici. E oggettivamente non lo sono. Hanno invece in dotazione una certa ironia e una certa determinazione. E queste due qualità potrebbero essere le leve per cambiare completamente registro.
Non sarebbe una brutta idea per i cinque ragazzi rinchiudersi in una sala prove (come hanno già fatto per produrre questo album, e si sente) e provare a fare altro. Andare magari anche a tentativi, ma cambiare completamente. Può valere tutto: abolire le chitarre elettriche oppure usarne dieci contemporaneamente, usare cori russi oppure pescare dal be-bop, inserire tamorre e organetti (visto che la nazionalità dei l’Upo è quella italiana) oppure creare soffici tappeti ambient o forsennate cadenze di batterie elettroniche. O qualunque altra cosa. Non darsi limiti, non mettersi paletti. Cambiare, sperimentare, tirar fuori fantasia. Rischiare insomma. Auguri.
(Francesco Casale)

TRACKLIST

01. It’s
02. Altre frenesie
03. E’ tutto uguale
04. Gravità
05. Y2K
06. Yeeeeh!
07. Non sa dov’è
08. Prendimi
09. La casa brucia
10. River man
11. Vuoti e rincorse
L'Upo Pop Y2K
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