«CONTACT! - Eiffel 65» la recensione di Rockol

Eiffel 65 - CONTACT! - la recensione

Recensione del 09 set 2001

La recensione

Ahi ahi ahi. Che per gli Eiffel 65 sia già arrivato il momento di arrendersi all’universale proverbio “Sic transit gloria mundi”? Duole dirlo, ma sembra proprio che “Contact!” non abbia avuto (e non sia destinato ad avere) il fortissimo impatto del precedente “Europop”, un lavoretto da undici milioni di dischi venduti del mondo.
Il che è un vero peccato. Il trio torinese è intelligente, abile e ben preparato, e con il suo album di debutto è riuscito a convincere un mucchio di gente del fatto che anche la dance ha un’anima. Ma qui, in “Contact!”, mancano - è banale dirlo? - i brani che hanno reso “Europop” noto a mezzo pianeta. Qui non ci sono “Blue” né “Move your body” né “Too much of heaven”: la musica di questo secondo lavoro non riesce a restare attaccata alle nostre (pur attente) orecchie, e se un disco dance non tormentoneggia è destinato a morire molto giovane.
Con questo, ancora una volta, non si vuole negare l’abilità degli Eiffel 65. Che prima di pubblicare queste diciassette tracce (tante!) ne avevano composte trenta, e poi hanno scelto. Che dicono di aver lavorato con calma e con cura, e c’è da credergli: negli studi torinesi della loro Bliss Corporation possono contare sul valido aiuto di quindici assistenti. In effetti “Contact!” andrebbe definito un buon album, se non sapessimo di cosa sono stati capaci poco tempo fa i suoi creatori: ma in questo modo, il confronto è inevitabile, e (ri)ascoltando freneticamente le tracce dell’album una dopo l’altra si fatica a trovare un pezzo che sia davvero forte. Sugli altri, come da copione, svettano gli ormai noti “Lucky (in my life)” e “Back in time”: costruiti per essere orecchiabili, non mancano di fare il loro dovere.
Ma parecchie delle restanti canzoni risultano molto simili tra loro, e scivolano inesorabilmente in quell’amalgama dance capace - sebbene o proprio perché ottimamente confezionata - di rendere un pezzo indistinguibile dall’altro. Si staccano un po’ dal resto la quasi-ballad “King of lullaby”, a metà strada tra il mantra-dance e la ninna nanna; poi “Faraway”, con la voce di Jeffrey nascosta dal vocoder e un clima anni ’80 (in generale molto amato dal trio); e poi “I don’t wanna lose”, quasi per voce sola, molto melodica, e ancora “Brightly shines”, in cui qua e là spuntano omaggi ai Depeche Mode. “I dj with the fire”, la quinta traccia, è talmente ossessiva da risultare intrigante; “80’s Stars”, il brano che chiude l’album, è scritto e cantato assieme a Franco Battiato, che presta ai tre giovani maestri della dance all’italiana la sua bellissima “Centro di gravità permanente”, e assieme a loro la ricanta, accettandone il remix. Risultato non pessimo, anzi: ora c’è solo da augurarsi che gli Eiffel 65 seguano le orme del maestro Battiato, e che trovino da qualche parte il loro centro di gravità. Che sia permanente, non è necessario.
(Paola Maraone)
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