«ZOOM - Electric Light Orchestra» la recensione di Rockol

Electric Light Orchestra - ZOOM - la recensione

Recensione del 11 set 2001

La recensione

Gli ELO sono come quell’amico che hai frequentato in un periodo breve della tua vita senza sapere bene perché, magari perché ti sentivi solo e un po’ sfigato, ma con cui, in definitiva non hai mai avuto niente davvero da condividere. Tutte le volte che lo rincontri – eh sì, perché quel tipo di amico va, viene, ma prima o poi ti si ripropone – non puoi fare a meno di provare un po’ di imbarazzo, perché lui è tale e quale ad allora – e quindi in definitiva, insopportabile – mentre a te sembra di essere andato da tutt’altra parte, nel frattempo (che poi sia vero o no, questo sbrigatevelo con la vostra coscienza). Ecco cos’è “Zoom”: un disco che ripropone le scintillanti atmosfere melensamente poppeggianti che hanno fatto la fortuna della band e di Jeff Lynne – quando i Beatles, qualche anno fa, l’hanno chiamato a lavorare all’Anthology ho quasi avuto un travaso di bile: uno che ha sempre e solo copiato (male) i Beatles, convocato per dire la sua... insopportabile! -, in questo caso sempre più Traveling Wilburys e sempre meno Beatles. Sono lontani i moti spontanei dei primi album, i fasti kitsch di “Discovery”; l’astronave ELO ritratta in copertina veleggia in un aurea mediocritas che si accontenta di rimaneggiare canzoni pop prestampate e di becchettare qua e là alla ricerca di qualche spunto. Va bene tutto, dai Pink Floyd a Gilbert O’Sullivan, tanto nella pastamatic di Jeff Lynne tutto diventa solamente – e tristemente – ELO. Ossia pop con chitarrismi di quando il rock era Cliff Richard, coretti da orchite e un suono talmente calcolato da diventare irritante e, soprattutto, anacronistico. Che è ben diverso da dire “fuori dal tempo”.

Luca Bernini
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