«PLEASED TO MEET YOU - James» la recensione di Rockol

James - PLEASED TO MEET YOU - la recensione

Recensione del 19 lug 2001

La recensione

Volevamo essere gli U2, e ci siamo quasi riusciti. Potrebbe essere questo il sottotitolo della musica dei James. Attivi da vent’anni, un discreto curriculum di successi alle spalle. Soprattutto in patria, perché all’estero sono sostanzialmente ignorati. Ed è un peccato, perché la loro musica è un concentrato di pop-rock fatto di grandi arrangiamenti e melodie epiche che li ha fatti spesso sembrare i fratellini minori dei primi Simple Minds, o di Bono e soci, solo un po’ più inglesi. Ah, già: ad accomunare i James con gli irlandesi c’è la continua collaborazione con Brian Eno, che se li reinventò qualche tempo fa, al periodo di “Laid”, disco che li fece conoscere (brevemente) anche in America.
Questo nuovo “Pleased to meet you” è un piccolo gioiello, una summa della carriera di Tim Booth e soci: atmosfere elettro-acustiche, giochi “space” (si sente la mano di Eno, presente anche in questo disco: la finale “Alaskan pipeline” è un mezzo capolavoro, da questo punto di vista), coretti e una linea melodica impeccabile. Il crescendo del singolo “Getting away with it (all messed up)” è da brivido, se vi piace il genere, così come “Junkie” o “Space”, e quasi ogni traccia del disco.
Se vi piace il genere, appunto. Perché ormai i James sono una chicca per pochi appassionati: troppo “vecchi” per essere “cool” come vuole la regola imperante del music-biz, continueranno ad essere sostanzialmente ignorati dai più. Ed è un peccato, lo ripetiamo, perché ci sanno fare eccome, i ragazzi. Molto più di colleghi giovani e osannati dalla critica. Se volete capire da dove arrivano i Coldplay e i Radiohead, e buona parte del pop-rock inglese, ascoltatevi questo disco.

(Gianni Sibilla)
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