«GOD HATES US ALL - Slayer» la recensione di Rockol

Slayer - GOD HATES US ALL - la recensione

Recensione del 18 lug 2001 a cura di Diego Ancordi

La recensione

Da un ventennio gli americani Slayer sono un punto di riferimento per gli appassionati di trash metal. Proprio Kerry King e soci vengono da molti considerati i precursori del genere, insieme ai Metallica e agli Anthrax, e con una decina di album hanno tenuto alto il vessillo del rock estremo con grande fierezza. Cosa che fanno anche con questo nuovo “God hates us all”, forte e cinico fin dal titolo e dall’immagine di copertina (il disco viene messo in vendita con una “sovracopertina” più “tranquilla”, almeno in apparenza). Per quanto non inventino più nulla, gli Slayer assemblano da 15 anni i tasselli che compongono il loro suono, aggiornandoli continuamente ma mantenendo i canoni estetici tradizionali. Nella prima parte di “God hates us all” i brani sono più elaborati, ricchi di cambi di ritmo, stop e improvvise accelerazioni. Nella seconda si fanno più lineari, mantenendo però inalterate furia e cattiveria. Dai ritmi serrati di “Threshold”, alle atmosfere luciferine di “Seven faces” e “Here comes the pain”, fino all’urlo disperato di “Deviance”, “God hates us all” conferma che il quartetto sta vivendo un buon momento. Un buon momento che dura ormai da parecchio, da quel “Reign in blood” che ha fatto scuola. Ma alla velocità di quell’album, gli Slayer aggiungono qui la potenza espressa in dischi come “Divine intervention” e le atmosfere malate presenti soprattutto in lavori come “Diabolos in musica”. Il tutto perfezionato dalla magistrale produzione di Matt Hyde.


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