«ANTHEM - Ralph Towner» la recensione di Rockol

Ralph Towner - ANTHEM - la recensione

Recensione del 26 ago 2001

La recensione

Qualcuno ha definito Ralph Towner come il Segovia del jazz, e l’ascolto di questo album (registrato l’anno scorso a Oslo con la produzione di Manfred Eicher) potrebbe mostrare un’effettiva similitudine tra il fondatore degli Oregon e il celebre maestro del chitarrismo classico. Ma lui preferisce definirsi “un improvvisatore e un compositore al 100%”: “Lavoro in entrambe le direzioni: eseguo composizioni interamente scritte e suono brani totalmente improvvisati. Ma suono anche brani parzialmente scritti e in parte improvvisati. Del resto l’improvvisazione è comunque una composizione, un tipo di composizione che sviluppi in volo. La differenza sta nel fatto che per una composizione scritta hai tempo, puoi scriverla e modificarla finché è perfetta. Nell’improvvisazione prendi invece un sistema scheletrico e ci lavori in tempo reale. Spesso le cose improvvisate non vogliono avere il reale contenuto di una pièce musicale interamente scritta: puoi improvvisare due linee di voce e la cosa può essere molto eccitante. Ma se hai la possibilità di sederti a comporre qualcosa dello stesso tipo sei capace anche di lavorare nel modo contrario, con una linea vocale da seguire, e tenere ancor più sotto controllo la tensione musicale”. “Anthem” unisce i due aspetti dell’arte chitarristica esplicata da Towner, lasciando trasparire sia le proprie doti compositive che l’abilità improvvisativa, evitando meri esercizi di stile a favore di un totale abbandono alla più pura sensibilità musicale. I virtuosismi tecnici sono infatti relegati ai passaggi che li richiedono espressamente. Là dove deve essere la melodia a trionfare, è la sola melodia ad emergere, e in un intero album per sola chitarra acustica non sempre succede. Qui tutte le esperienze che hanno segnato la prestigiosa carriera del nostro interagiscono: jazz, classica, blues, fusion e musica etnica (brasiliana in particolare). Alternandosi alla chitarra classica e alla dodici corde, Ralph Towner ci delizia con 17 quadretti intensi e delicati allo stesso tempo, comprese le cover di “Gloria’s step” di Scott La Faro e della mingusiana “Goodbye Pork-Pie hat”, senza cadute di tono e nemmeno di gusto. Non per nulla il musicista è una delle punte di diamante della ECM da una trentina di anni…

(Diego Ancordi)
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