«CREATIVE COOKERY - Balduin» la recensione di Rockol

Balduin - CREATIVE COOKERY - la recensione

Recensione del 15 ago 2001

La recensione

Sono continui i riferimenti al cibo che Balduin usa per i suoi titoli (date un’occhiata alla tracklist e ve ne renderete conto), per presentare il suo album d’esordio (che definisce “dolce come il cioccolato svizzero, paese da cui proviene), per definire la sua “nouvelle cuisine” sonora. E non è un caso che Balduin pensi alla musica in parallelo all’universo variegato del cibo. Già la Ninja Tune, e gente come Coldcut o Funki Porcini, avevano pensato alla musica in questi termini: come ad una tavola imbandita di suoni diversi tra loro, come un trionfo di sapori contrastanti. Il tutto a creare quell’extravaganza sonora che è stata, soprattutto negli ultimi anni, il tratto più marcato delle produzioni targate Ninja Tune. Ed è la stessa extravaganza che Balduin adotta per “Creative cookery”, un album in cui il musicista svizzero pensa musica facendo propria la lezione della “breakbeatologia” degli anni ‘90 (il trip hop, ma anche il Nu Jazz della vicina Compost Records di Monaco, Germania) e accostandoci poi tutta una library fatta di suoni easy, jazzy, di tastiere fusion, di melodie space age pop, di armonie “exotiche”, di partiture per archi e arpe. Alcuni esempi: “Champagne”, un divertissement cadenzato da un breakbeat dub attorno a cui Balduin avvolge suoni rubati a qualche B movie di fantascienza, oltre che sample di arpe pizzicate. O ancora “Sugar fairy”, un brano in cui a una batteria hip-hop jazzy vengono accostati arrangiamenti per archi che Balduin potrebbe aver rubato pensando alla colonna sonora di Fantasia, il celebre film della Walt Disney. Il limite delle produzioni Ninja stava nel prendersi sempre poco sul serio, nel fare musica con il sorriso sulle labbra, dimenticando a tratti l’importanza della “breakbeatologia”. Balduin non cade in questo tranello. I beat, quasi sempre tendenti al jazz, sono scelti e accumulati con cura (non potrebbe essere altrimenti, data la vicinanza della sua etichetta, la Crippled Dick Hot Wax, a una label come la MPS, la numero uno in Germania in campo jazz). E questa premessa ritmica gli permette, nonostante a tratti l’extravaganza e l’ironia latente siano un po’ troppo ingombranti, di rimanere credibile e, soprattutto, ascoltabile dall’inizio alla fine del disco. Bon appetit!

(Gian Paolo Giabini)
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