«DI LUCE E OMBRA - Luciferme» la recensione di Rockol

Luciferme - DI LUCE E OMBRA - la recensione

Recensione del 02 set 2001

La recensione

Sarà banale ma è inevitabile che ascoltando i Luciferme vengano in mente i Litfiba, e non solo perché ambedue sono fiorentini. Succede ancora adesso anche se non c’è più Gianni Maroccolo in veste di produttore (al suo posto in questo disco c’è Marzio Benelli).
Il loro rock ha inglobato parecchio pop e i riferimenti, e non solo verso i Litifiba, sono fin troppo netti. In certi punti, specie in “Vortici”, tornano alla mente i Simple Minds, altrove certe cose degli U2 e così via. Ma non è una novità. Anche per questo le vendite grosse sono sicuramente alla loro portata, come lo erano anche ai tempi dei loro primi due dischi. Fra le pecche qualcosa va detto anche sui testi, che non brillano né per contenuto né per forma. Basti dire dell’inizio dell’album che recita ”io credo in chi rincorre un sogno/anche se non si avvera mai/perché di questo c’è bisogno/in questo mondo sai”. Luoghi comuni e rime in alcuni casi di una scontatezza paurosa, da farsi drizzare i capelli in testa. Non è tutto così, ma poco ci manca. Non è obbligatorio scriversi i testi da soli, molti gruppi italiani di oggi dovrebbero capirlo. Ma se proprio lo si vuol fare bisogna metterci sangue, sudore e cervello. A meno che non si sia portati di natura, ma non sembra decisamente questo il caso. Al di là di questo bisogna riconoscere che hanno della stoffa i fiorentini. E la conferma sta nel fatto che anche senza un produttore sopraffino come Maroccolo siano riusciti a costruire un album dall’impatto buono e più rock dei precedenti, anche se alla lunga un po’ stucchevole. Suonano bene, usano l’elettronica con consapevolezza e senso della misura, hanno un buon cantante come Francesco Pisaneschi, che in alcuni pezzi come “Whisky Sour” e “The Way” è particolarmente efficace. Se riuscisse a non cadere mai nei trabocchetti vocali tipici di Pelù sarebbe ancora meglio.
Ma questo non riesce a farli svettare. I pregi già detti non rendono il disco diverso da tante altre cose simili che girano nell’Italia di oggi. Dovrebbero guardare musicalmente da altre parti i Luciferme. Sarebbe quasi ora, verrebbe da aggiungere. In pratica sono le stesse cose che si potevano dire di loro per gli altri due dischi. Qualcuno aveva detto che potrebbero essere un’ottima cover band. Rendeva bene l’idea.

(Francesco Casale)
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