«A FLIGHT AND A CRASH - Hot Water Music» la recensione di Rockol

Hot Water Music - A FLIGHT AND A CRASH - la recensione

Recensione del 16 giu 2001

La recensione

Il catalogo della Epitaph copre un'area punk piuttosto ampia, con una certa prevalenza di gruppi che si indirizzano sulla scia dei nomi più fortunati usciti dall’etichetta: Offspring (il loro primo successo milionario “Smash” è stato pubblicato alla corte di Brett Gurewitz), Nofx e Rancid. Più raro imbattersi in gente che si dia da fare su sentieri post-punk, e usi l’urlo punk come punto di partenza per arrivare da altre parti. Forse è una strada troppo difficile, sbarrata dalla presenza di un gruppo come i Fugazi, protagonisti di una vicenda artistica irreprensibile e difficile da eguagliare. Gli Hot Water Music vanno a coprire un segmento più o meno scoperto in casa Epitaph, e lo fanno in modo più che degno. Si tengono abilmente in equilibrio fra la necessità di dare la giusta carica di aggressione alle loro canzoni e quella di lavorare su strutture abbastanza articolate per sfuggire agli stilemi più ricorrenti del punk di oggi. Le chitarre di Chuck Ragan e Chris Wollard lavorano su riff distanti dal consueto muro di power chords innalzato da gran parte delle punk band, e anche la sezione ritmica ricorre frequentemente a break e cambi di ritmo. Nessuna concessione al pop, ma nemmeno agli sperimentalismi: i suoni rimangono nel perimetro del rock. Le voci di Ragan e Wollard non sempre sono all’altezza della situazione, troppo inchiodate a timbri ruvidi anche quando servirebbe forse qualche urlo in meno, ma nel complesso reggono piuttosto bene. Fra i brani migliori, si possono citare la title track, “Swinger” (in cui è evidente lo sforzo di lavorare su sequenze di accordi atipiche per una punk band) e “She takes it so well”, che mostra le doti del gruppo anche quando rallenta i ritmi. Ma “A flight and a crash” non è un album da ascoltare cercando brani che svettano o potenziali hit (non ce ne sono), è fatto per imporsi in blocco. E gli Hot Water Music sono un gruppo che chiede legittimamente di essere preso sul serio.

(Paolo Giovanazzi)
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