«MAKE IT - Solomon» la recensione di Rockol

Solomon - MAKE IT - la recensione

Recensione del 22 mag 2001

La recensione

La fredda Svezia ha negli anni dimostrato di poter offrire numerosi artisti e prodotti d’esportazione. Nella musica di derivazione soul in particolare, nomi come Blacknuss e Stephen Simmonds, sono stati in grado di utilizzare le loro passioni per il soul, il funk e l’r&b, realizzando dischi che hanno permesso di inserire il loro paese nella mappa dei degni rappresentanti di quelle sonorità.
Solomon è il nome del cantante di questo nuovo trio e la sua voce ricorda a tratti quella di Seal, ma con evidenti riferimenti alla vecchia scuola del soul. Aleggia Marvin Gaye soprattutto, ma il gruppo non rimane estraneo alla fusione di ritmi tutti europei come nella 2 step, “If you wanna leave me (it’s alright with me)”. E’ però una delicata atmosfera notturna a farla da padrone in questo album d’esordio, dove canzoni come “We don’t know what’s coming”, “Love”, “Try to be me” e “Follow me down” risultano le più riuscite. “Make it” non è un disco in grado di suggerire proposte originali, tuttavia risulta gradevole da ascoltare, soprattutto tra le lenzuola! Prodotto e realizzato interamente con musicisti scandinavi, “Make it” si concede solo un nome di provata esperienza internazionale: Tony Maserati. Quest’ultimo è il responsabile di tutti gli album di R. Kelly, ma ha anche lavorato con artisti come Mary J. Blige e Mariah Carey e qui, più che fare la differenza, si direbbe piuttosto che abbia voluto fondere la sua notorietà nel settore senza farla pesare e amalgamarla perfettamente con quello che è lo stile totale dell’album.
La voce vellutata di Mathias Johannson (questo il nome d’arte del cantante Solomon Yohannes) si insinua gradevolmente e fa di “Make it” un disco mai eccessivo, ma onesto e senza troppe pretese di sconvolgere o conquistare il mondo.

(Alessandra Zacchino)
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