«LA COMPAGNIA DEI CANI - Carlito» la recensione di Rockol

Carlito - LA COMPAGNIA DEI CANI - la recensione

Recensione del 23 mar 2001

La recensione

Più di un rappresentante delle nuove proposte canzonettare nazionali ha portato al Festival di Sanremo una canzone di matrice pop ma pochi, pochissimi, hanno saputo proporre il pop in modo decente. Probabilmente i Carlito sono stati tra i migliori a rappresentare questa frangia giovanile della musica italiana. La canzone da loro proposta, “Emily”, è piaciuta alla Giuria di Qualità presieduta da Gino Paoli, che l’ha premiata con il riconoscimento speciale dedicato al Miglior Testo. In effetti matura risulta la vena poetica di Carlo De Bei, compositore, chitarrista e cantante del trio veneto. Il pop (di matrice inglese) è una componente della musica dei Carlito, che mostrano però una passione maggiore per il rock, al quale cercano qua e là di unire qualche melodia italiana, come appunto nella ballata proposta a Sanremo. In “Emily”, come nel resto dell’album, c’è la moderna poesia metropolitana. L’amore di Emily è un amore fuori dai canoni imposti dalla kermesse sanremese e credo che vada dato atto ai giurati di aver riconosciuto e premiato in questo Festival chi guarda avanti, chi propone un nuovo modo di affrontare la forma canzone, la melodia italiana e la canzone d’amore. E i Carlito rientrano a pieno titolo in questa categoria, producono canzoni malinconicamente romantiche, ricche di citazioni contemporanee (“…le piace stare sveglia fino alle 6 a guardare MTV e fumare; …mette nelle cuffie i Subsonica, la mia foto in un libro, scappa anche da me…”, da “Emily”; “… Lui si fa di pastiglie, è un maestro di vernice spray” da “I ragazzi del fiume”) e di immagini forti (“…ma se potessi amare come lei sarei il filo di un rasoio, la punta di un diamante più tagliente del suo odio.”, da “Alma”). Il sound, essendo proposto con formazione a tre, è scarno e ruvido, riempito dalle chitarre, privo di timori nel proporre ballad acustiche (“Alma” “Goodbye my dear”) e distorsioni decise (“La compagnia dei cani”, “I fiori a testa in giù”). La title-track è posta come bonus al termine di un disco popolato, come annuncia il titolo, da personaggi randagi che vivono ai margini della vita e della società, come nella migliore tradizione del cantautorato rock. C’è bisogno di band coraggiose come questa.

(Diego Ancordi)
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