«JUST PUSH PLAY - Aerosmith» la recensione di Rockol

Aerosmith - JUST PUSH PLAY - la recensione

Recensione del 13 mar 2001

La recensione

Era ora, gli Aerosmith sono tornati. Pochi ascolti di “Just push play” sono sufficienti per capire che anche questo album (il primo in studio in quattro anni e dopo i fasti di “Nine lives”) invaderà l’FM e spopolerà ai botteghini. Eccessivi in tutto, tranne che nei fondamentali che contraddistinguono il loro rock d’annata, i Toxic Twins sembrano di nuovo in controllo della loro migliore musica e, presidiando la cabina di produzione insieme ai "Boneyard Boys", Mark Hudson e Marti Frederiksen, lanciano un messaggio preciso ai loro fan più puri che, dopo la smielata di “I don’t want to miss a thing”, temevano che i ragazzi avessero imboccato uno di quei sentieri bui che possono portare dritti a un hotel di Las Vegas.
L’antipasto che ci era stato da poco servito con il primo singolo “Jaded”, d’altronde, era stato gustosissimo: inserito nella migliore tradizione AOR, il pezzo dimostra come nemmeno un’operazione furbissima (riff e ritocchi ad hoc per piacere a tutti) riesce ad offuscare la classe immensa e non può, soprattutto, fare passare in secondo piano la capacità di scrivere grandi canzoni. Non la “solita ballata”, perché distorta, a tratti orientaleggiante, comunque dura e pesante; non il solito “rocker”, nonostante le accelerazioni; ma i soliti Aerosmith, questo sì.
La buona notizia, a questo punto, è che “Jaded” non è l’unica perla di questo nuovo CD, né è il migliore brano. L’attacco è affidato ad un uno-due ineffabile: “Beyond beautiful”, tribale all’inizio con le sue percussioni quasi etniche, energetica poi, con la chitarra ululante di Joe Perry in grande evidenza; e, a ruota, la title track che unisce alle sonorità della tradizione qualche tocco sperimentale: il connubio tra citazioni di “Walk this way”, metal-rap e Hip-Hop funziona bene, ed il merito tocca in gran parte a Steven Tyler ed al suo marchio di fabbrica vocale, stavolta arricchito da un lingo tutto suo… Questo è un pezzo che può fare saltare uno stadio gremito.
Nell’arco di tredici brani di un album registrato da un gruppo che calca le scene da venticinque anni, non è banale riuscire a mantenere un livello qualitativo elevato: gli Aerosmith ci riescono e, in alcuni casi, vanno oltre, mescolando con sapienza il mestiere a cenni di un’elettronica che, pur non essendo nelle loro corde, non stona affatto. Le ballate? Dicono la loro, dalla eccessiva “Fly away from here” alla buona “Avant garden”, da una “Luv lies” tagliata su misura per l’ugola di Tyler fino a “Face”, sobria e acustica in chiusura dell’album. Ma non è per questo che siamo qui… Oltre alle succitate prime due canzoni ed al singolo, sono “Sunshine” e “Outta your head” a spiccare nel mucchio; se la prima ricorda come le melodie siano nel DNA di questa band che, tanto ad inizio di carriera quanto ancora oggi, ha ripartito le proprie simpatie quasi equamente tra Stones e Beatles, la seconda sembra messa lì a farci sperare di vederli dal vivo domani sera.
“Just push play” è l’ideale per preparare la strada all’ammissione degli Aerosmith nella “Rock and roll hall of fame”: chiamiamolo anche “veteran rock”, ma questo è un CD che spacca. Buono per ballare, buono per guidare. Non chiedo di meglio.

(Giampiero Di Carlo)

TRACKLIST

01. Beyond beautiful”
03. Jaded
05. Trip hoppin’
09. Outta my head
13. Face
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