«POP TOOLS - Bluvertigo» la recensione di Rockol

Bluvertigo - POP TOOLS - la recensione

Recensione del 13 mar 2001

La recensione

Sono uno dei gruppi più intelligenti della scena italiana, i Bluvertigo. Oltre alla musica hanno saputo sviluppare una riflessione sulle proprie canzoni, portata avanti tramite una teorizzazione del proprio lavoro che, forse, può suonare in alcuni momenti un po’ pretenziosa, ma che di certo è tutt’altro che stupida. La riprova? Il titolo di questa raccolta, che segue la partecipazione sanremese e riassume la “trilogia chimica” dei primi album.
Il titolo è, appunto, “Pop tools”. Un riferimento ai "pro tools" ormai usati ed abusati negli studi di registrazione. Ma anche gli strumenti del pop: quanto Morgan e soci hanno saputo abilmente usare per costruire le loro composizioni. La musica dei Bluvertigo è infatti un postmoderno pastiche di suoni e citazioni da trent’anni di musica, rielaborati secondo un gusto assolutamente personale (e, quindi, certe volte anche discutibile). Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: come un’opera di bricolage (ah, Levi-Strauss!), nei loro primi tre dischi i Bluvertigo hanno preso quanto c’era da usare nel pop, utilizzando i propri strumenti per dare vita a qualcosa di nuovo eppure inscidibilmente legato alle origini.
Questa antologia è uno sguardo su uno dei gruppi più “fuori dal tempo” d’Italia. Fa un certo effetto ascoltare “Iodio”, esordio del gruppo, in cui Morgan declama “Bisogna sempre per forza parlare d’amore?”, così come si ha l’impressione che i momenti migliori del gruppo siano state l’arcinota “Fuori dal tempo” e “Cieli neri”.
Criticabile e comprensibile come tutte le antologie, “Pop Tools” è soprattutto uno strumento per capitalizzare l’ultimo Sanremo, in cui il gruppo ha comunque fatto un’ottima figura. “L’assenzio”, come ci è già capitato di dire, è un buon brano, con il solo difetto di essere un po’ troppo simile a quanto (di buono) il gruppo aveva già fatto. L’altro inedito, “Comequando”, è un divertito mix di suoni e citazioni, nulla di sconvolgente. Semmai, questo disco, pone un’interessante interrogativo: finita la “trilogia chimica”, archiviato il Festival, cosa studieranno i Bluvertigo? Quali nuovi impulsi e quali svolte sapranno dare alla propria musica? Non dubitiamo che le risposte, come sempre per ciò che riguarda il gruppo, saranno interessanti. Magari discutibili, si potrà amarle o odiarle, ma sicuramente non lasceranno indifferenti chi proverà ad ascoltarle.

(Gianni Sibilla)
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