«CHILLS - Sigma Tibet» la recensione di Rockol

Sigma Tibet - CHILLS - la recensione

Recensione del 01 apr 2001

La recensione

Nonostante un titolo che potrebbe far pensare alla risposta italiana al chill out che imperversa oggi in Inghilterra, “Chills”, fin dalla prima traccia (“Disfunktion”), fa capire quanto nei Sigma Tibet non ci sia un’oncia di chill out. “Disfunktion” infatti parte in quarta, imboccando quelle sonorità “adrenaliniche” che hanno contraddistinto fenomeni dance come il breakbeat e il big beat. I Chemical Brothers, in particolare, sembrano essere stati uno degli ascolti più frequenti per i due Sigma Tibet. E come i Chemical qui si parla di “chemical funk”, di linee “acide” assorbite a chissà quanti rave, di ritmi sincopati ereditati dalla cultura electro (ascoltare “Electric Boogaloo”, chiaro tributo a Rock Steady Crew, ovvero a una delle crew più famose della scena breakdance che accompagnò l’esplosione electro). A differenza dei “fratellini chimici” però i due non sembrano avere né quella cattiveria punk/indie che è segno particolare di Ed e Tom né quella attitudine devastante che ha reso “estatici” la maggior parte dei brani dei Chemical Brothers. Manca, insomma, quella marcia in più che hanno i due fuoriclasse inglesi. Ma non è la sola cosa che manca. I famosi “acid sound” che hanno contraddistinto la scena dei rave degli anni ‘90 e che sono elemento deviante, da sballo sonoro istantaneo, qui non convincono quasi mai: sembra che i due cerchino di scimmiottare l’estetica “acid” più che intraprendere il loro “viaggio” sonoro, rimanendo intrappolati nel gioco della clonazione. Un gioco pericoloso che quasi mai porta a buoni risultati. Altra trappola in cui cadono Sigma Tibet è quella dei suoni “italici”. In diversi passaggi le tastiere strizzano infatti l’occhio a quei suoni kitsch che hanno contraddistinto l’happy house e l’hardcore techno italiana e che, purtroppo, ne hanno sancito la netta inferiorità rispetto a scene “cool” e d’avanguardia come quella inglese o tedesca. Impanati in sonorità techno “tamarre”, in suoni “acid” di plastica e ritmiche scontate, Sigma Tibet ci provano anche con l’house (quella di “Manumission motel”), con il two step (“Neurostar pt.1”) senza ottenere risultati degni di nota. E gli unici passaggi in cui si salvano dal torpore sono quelli in cui gli vengono incontro due artisti scafati come Aliosha dei Casino Royale (nella claustrofobica “Ali”) e Raiss degli Almamegretta (nella conclusiva “Gift from mother nature”). Troppo poco per fare di questo disco un lavoro degno di nota per l’asfittica scena elettronica italiana.

(Gian Paolo Giabini)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.