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Recensioni / 29 apr 1998

Massive Attack - MEZZANINE - la recensione

MEZZANINE
Virgin (CD)

Quando si è sulla cresta dell’onda, si può anche dare alle stampe il nastro della propria segreteria telefonica per vedersi ricoperti di osanna. "Fat of the land" dei Prodigy è stato indicato come disco imprescindibile ben prima della pubblicazione. In tale situazione, c’è il rischio del bidone fatto passare per pietra miliare, cosa che succede quando la solerte critica si accorge troppo tardi di un gruppo semiignorato, e cerca di rimediare alla prima occasione.

I Massive Attack pubblicano il loro terzo album nella posizione di forza di chi non ha niente da dimostrare ai critici: siano loro ad andare verso il disco, invece che i musicisti a chiarire, in modo un po’ didascalico, dove si va a parare e perché. Consci dei riflettori puntati, i Nostri hanno realizzato un disco caratterizzato da grande consapevolezza e chiarezza di idee, ma anche amore oscuro, lancinante per la musica, per la differenza che può fare una singola nota nella mente di chi ascolta: un dub soffocato, una eco dei Cure, un microfono leggermente più vicino alle labbra, il fruscìo di una puntina da giradischi a conclusione del tutto - novelli Proust alla ricerca del Suono Perduto.

Fin dalle prime pulsazioni di "Angel", "Mezzanine" toglie il fiato, prende per mano e illumina chi lo ascolta. Chi segue i Massive dall’inizio noterà (con un sospiro di sollievo misto a entusiasmo) che magia e ispirazione non sono andate perdute, ma sono state messe al servizio di un’intelligenza e un’attenzione ancora maggiori rispetto a "Protection". Anzi, quasi fa spavento constatare come "Karmacoma" suoni profondamente elementare, istintiva e superata rispetto all’equilibrio delle trame attuali. Proprio come in "Protection", peraltro, i brani sono disposti in modo da andare via via verso una maggiore complessità, da quelli di impatto più immediato a quelli del livello successivo. Un po’ come nei videogiochi, un po’ come percorrendo le scale mobili di un mezzanino.

A chi dei Massive Attack ha solo sentito parlare, si può dire che questo disco è assai bello, di una bellezza stratificata, ardua da descrivere a parole più di quanto non accada normalmente per un lavoro musicale. Molto più eloquente di una recensione, la visione del video di "Teardrop" - per inciso, affidata alla voce di Liz Fraser, ovvero i Cocteau Twins dopo gli Everything but the girl, come a ripercorrere il proprio giovanile percorso di "devianza" dal pop.

Certo non è un disco da ascoltare in spiaggia o in autoradio - quasi verrebbe da consigliare di rimandarne l’ascolto alle piovose giornate di novembre. Ma a parte queste considerazioni un po’ oziose, l’unica cosa che può guastare l’insieme sono tutte le chiacchiere sulle "contaminazioni", sul trip-hop, il Bristol sound e il futuro della musica: "Mezzanine" è uno splendido album, qui ed ora. Se poi lo si vuole inserire in un dibattito sulle "tendenze" del millennio a venire, si perde solo del gran tempo, che sarebbe meglio impiegare godendosi il disco.