«USCITA DI SICUREZZA - Marco Masini» la recensione di Rockol

Marco Masini - USCITA DI SICUREZZA - la recensione

Recensione del 05 mar 2001

La recensione

“I miei errori se permetti son profondi cazzi miei” – “Errori”
“Fa che non sia lei, nel cesso di un bar, quell’angelo che vomita” – “La Clessidra”
“Ci vuole un bagno dove andare a piangere pipì” – “L’ultima birra”

"Marco Masini: Aforismi e schegge di saggezza ad uso dei giovani (e dei meno giovani)".
Potrebbe essere questo il titolo sostitutivo di “Uscita di sicurezza”, settimo disco di Masini – ottavo, se vogliamo contare anche una raccolta – sulla scia di un famoso volumetto pubblicato un centinaio di anni fa dal Signor Oscar Wilde.
Bizzarri paragoni a parte, Marco Masini si dice maturato, almeno musicalmente, rispetto ai precedenti lavori; se dobbiamo essere sinceri, una certa ricerca nel nuovo materiale la si sente. C’è un po’ di tutto, in questo disco realizzato insieme all’amico di sempre Giancarlo Bigazzi, e ogni canzone ricorda qualcos’altro: ci sono ballate nostalgiche di chitarre acustiche e armoniche da riproporre sulla spiaggia insieme agli amici davanti a un falò ("La danza della ragione"), languide melodie vagheggianti di trip-hip-hop di periferia ("Lasciaminonmilasciare"), chitarre distorte e programmazioni di fondo mescolate ad un pizzico di Hammond – che ci sta sempre bene – ("Vai male a scuola") e brani che ricordano i C.S.I., gruppo appena disciolto ("Vivere liberamente").
In verità, la formula sembra la solita che ha accompagnato l’intera carriera di Marco, cominciata, come si dice, “quasi per caso” quindici anni fa, con diverse importanti collaborazioni (Umberto Tozzi e Raf, solo per fare qualche nome). In effetti la rabbia “urlatrice” di sempre, quella che ti fa dire sconcezze inevitabilmente condannate da nonni e genitori, quella che ha dato vita alle frasi sopra elencate – e ad una serie di altri titoli-hit (“Vaffanculo” sopra tutte), è rimasta immutata. Masini continua la sua lotta contro chi gli vuole male, i discografici, i colleghi che lo snobbano, l’amore – che fa sempre quello che gli pare – l’organizzazione cieca e tiranna della scuola e persino il tempo, che non la smette mai di correre. Masini è cambiato, ma è sempre lo stesso. E, in fondo, ascoltarlo raccontare del suo lavoro come è accaduto di recente in una bella intervista, sentirlo concedersi in modo anche accorato mentre discorre sulla sua vita personale, non può che renderlo simpatico. Perché Marco è genuino e per nulla stupido. E, soprattutto, è sincero; e quello che vorrebbe, da questo “schifo di realtà”, è soltanto esorcizzare “quell’incubo rifritto che lo vuole bollare come lo sfigato perdente”.

(Valeria Rusconi)
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