«LIFT YR. SKINNY FISTS LIKE ANTENNAS TO HEAVEN! - Godspeed You! Black Emperor» la recensione di Rockol

Godspeed You! Black Emperor - LIFT YR. SKINNY FISTS LIKE ANTENNAS TO HEAVEN! - la recensione

Recensione del 19 dic 2000

La recensione

Di fronte a un CD doppio con soli quattro pezzi (strumentali, per giunta), presentato in un’elegante confezione di cartone con illustrazioni che fanno venire in mente certe vecchie copertine progressive, la prima tentazione è quella di stare alla larga, a meno di non soffrire di nostalgie per i Genesis dell’era Peter Gabriel. Ma i canadesi godspeed you black emperor! godono di una reputazione pubblica abbastanza alta da spingere a riconsiderare queste intenzioni. In effetti, “Lift your skinny fists like antennas to heaven” è un album degno della massima attenzione. Magari può dare fastidio qualche tocco di sofisticatezza eccessivo, come la divisione dei quattro pezzi in sezioni diverse distinguibili attraverso una specie di diagramma a blocchi incluso nella confezione dell’album (bisogna tenere d’occhio il timer del lettore CD per capire quando termina una parte della composizione e comincia la successiva), oppure titoli come “She dreamt she was a bulldozer, she dreamt she was alone in an empty field”. A parte ciò, la musica del gruppo mostra una via percorribile per il rock orchestrale. Definizione poco entusiasmante, ma che dà un’idea degli arrangiamenti dei godspeed, che non esitano a mettere insieme strumentazione rock (i classici chitarra, basso e batteria) con violoncelli, frammenti parlati, trombe, glockenspiel e quant’altro. E’ naturale quindi che la band debba concedersi spazi più ampi di tre/quattro minuti d’ordinanza di una comune canzone. E anche le strutture compositive in crescendo fanno pensare più a certa musica colta contemporanea o alle colonne sonore cinematografiche che al rock, anche se non mancano i momenti in cui le chitarre si fanno sentire (nel crescendo della sezione “Monheim” di “Sleep”, ad esempio). Il rischio dell’eccessiva autoindulgenza è lì a un passo, e ascoltare l’album tutto di fila potrebbe essere un’impresa non troppo agevole, dato che dura più o meno un’ora e mezza. Resta però un’esperienza caldamente consigliata per chiunque cerchi musica capace di impressionare e di non piegarsi alle limitazioni imposte dai confini di genere.

(Paolo Giovanazzi)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.