«MAMA'S GUN - Erykah Badu» la recensione di Rockol

Erykah Badu - MAMA'S GUN - la recensione

Recensione del 01 dic 2000

La recensione

Sono trascorsi ormai quattro anni dal suo album di debutto, “Baduizm”, e il primo approccio con questo “Mama’s Gun” è di certo carico di aspettative, considerata non solo la lunga attesa, ma anche e soprattutto la travagliata gestazione di questo album della Badu.
“Baduizm”, anticipato dall’ottimo singolo “On & on”, le aveva spianato la strada del successo e aveva posto il suo nome tra quelli degni di rispetto della musica nera americana.
“Mama’s gun” quindi, se da un lato porta il peso del confronto con “Baduizm”, deve anche fare i conti con un periodo di grande indecisione musicale da parte della sua creatrice, che ha rimaneggiato quello che si considerava un prodotto finito, posticipato più volte la data di pubblicazione, rinnegato quello che doveva essere il primo singolo “Southern gal” (che infatti non trova posto in “Mama’s gun”). Persino una volta pubblicato, questo album porta il segno di tutte queste incertezze. Il supporto sonoro e il booklet infatti, presentano una sequenza di titoli totalmente diversa da quella reale ed è la stessa Badu a scrivere: “Ho cambiato la sequenza all’ultimo minuto. Pace, Eryka Badu”. Un continuo di incertezze, quindi, che alla fine ha comunque portato la cantante texana a dare una forma al frutto del suo lungo e travagliato lavoro. Il singolo ufficiale è quindi “Bag lady”, con la sua adorabile semplicità (“Signora con la borsa, perderai il tuo autobus e non puoi correre con tutto quel peso delle buste” riferito in maniera innocente a una homeless), ma l’album offre anche una filosofia di vita della cantante in “Penitentiary philosophy” (“Noi tutti viviamo in un penitenziario”), che stilisticamente si allontana da quello cui la Badu ci aveva abituati, tingendosi addirittura di sfumature rock. “Mama’s gun” offre anche il seguito di quella sua “On & on” (nominata ai Grammy Award del ’98), riveduta, corretta e intitolata “...& on”. Ma in linea di massima la confusione continua a serpeggiare, tanto che spesso la cantante richiama il suo sito internet (www.erykahbadu.com) per trovare altre parti dei suoi testi.
Un senso di urgenza e di fretta forse dettato dall’estenuante attesa da parte del pubblico, ma anche della Motown records, impaziente di pubblicare senza ulteriori slittamenti il nuovo di Erykah Badu.
Il cast dell’album comprende Roy Hargrove, presente in “Green eyes” e “Booty”, Stephen Marley che duetta con lei nella canzone “In love with you”, Betty Wright ai cori di “A.D. 2000” e “Kiss me on my neck”; Pino Palladino in “A.D. 2000”, “Penitentiary philosophy” e “Green eyes”; Roy Ayers in “Cleva”. Ottimi musicisti, nomi di tutto rispetto che aggiungono qualcosa di importante alle canzoni cui partecipano, che risultano le più interessanti dell’album. Accanto a quelle già citate, una menzione speciale spetta alla delicatissima e sognante “Orange moon”, forse insieme a “Didn’t cha know”, il brano che meglio valorizza le qualità vocali della Badu, ma è in “My life” che ritroviamo un tocco di modernità e un sicuro prossimo successo di classifica.
“Mama’s gun” è il mondo di Erykah Badu, un disco avvolgente, ma non coinvolgente; Erykah Badu è sofisticata, volutamente retrò e va dritta per la sua strada, esasperando i toni del suo primo fortunatissimo (e bellissimo) “Baduizm”.
Un album, questo “Mama’s gun”, di cui si può restare vittima, esserne ossessionati oppure, al contrario, (a seconda della vostra sensibilità) annoiarsi terribilmente. A voi la scelta.


(Alessandra Zacchino)
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