«SOUND LOADED - Ricky Martin» la recensione di Rockol

Ricky Martin - SOUND LOADED - la recensione

Recensione del 30 nov 2000

La recensione

Ricky scalpita, per quanto dica di essersi convertito allo yoga, e a poco più di un anno di distanza dal suo debutto in inglese ("Ricky Martin", 1999, 20 milioni di copie vendute nel mondo) sforna un altro prodotto da gara: che contiene pezzi esplosivi come "She bangs" e poi brani in versione spagnola, inglese, spanglish, per un totale di 15 canzoni, il tutto mescolato in un allegro calderone adatto a compiacere fan di tutte le razze, età e gusti. Musica arabeggiante ("One night man"), echi del "vecchio" tango argentino ("Jezabel"), i Beatles trasferiti ai Caraibi ("Loaded", anche in spagnolo: "Dame mas"), e, sopra tutto, l'iper-super-extra brano di lancio, "She bangs", che chiama in causa piano, chitarre, sassofono e li piazza su un irresistibile ritmo dance: questo è il Ricky Martin fine 2000, un uomo per tutte le stagioni e per ogni tipo di preferenza, capace di realizzare un disco adatto a ballare cantare fare l'amore e - perché no - anche riflettere. Senza dimenticare il vero gioiello dell'album che è "Segunda piel", scritto da Pau Donés degli Jarabe de Palo, per il resto "Sound loaded" è un disco equo: perché probabilmente non convertirà nuovi fan al Martinesimo, però è carino; perché ci sono collaborazioni illustri, come quella con Pau e quella con Dianne Warren e Desmond Child (coautori di "The touch"). Però Ricky è presente, eccome, dal primo all'ultimo pezzo (non solo in voce, ma se possibile in spirito); perché il signor Martin ha ancora guizzi d'originalità ("Saint Tropez", un po' esotica, un po' anni 70) ma cade nella tentazione di citare i suoi colleghi (in "Amor" c'è qualcosa della "Smooth" di Santana) e, quel che è peggio, se stesso. Provate ad ascoltare "Come to me": ricorda vagamente la "She's all I ever had" dell'album precedente ma non ne possiede lo stesso impatto né - evidentemente - l'originalità.


(Paola Maraone)
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