«FOREVER - Spice Girls» la recensione di Rockol

Spice Girls - FOREVER - la recensione

Recensione del 20 nov 2000

La recensione

“Voto: zero. In copertina sono in nero e il titolo è un po’ un epitaffio. Queste sono le Spice Girls che si preparano alla morte. E’ solo un album di R&B senza anima, privo di idee, noioso”.
Questo scrive il “New Musical Express” del terzo album delle ragazze-spezia. Ovvero: i media, megafono del sistema, stanno preparando i cannoni. Del resto, devono assolvere alla loro funzione: indicare alle genti la direzione da prendere. Siamo qui per creare re e regine, e per abbatterli, oppure, per citare “La società dello spettacolo” di Guy Debord, “Stalin come la merce fuori moda sono denunciati da quelli stessi che li hanno imposti, ogni nuova menzogna della pubblicità è altresì la confessione della sua menzogna precedente”. Prepariamoci quindi ad apprendere (da coloro che in questi anni le hanno coccolate e inseguite) che l’album delle ragazze-spezia è artisticamente privo di contenuti, irrilevante, inconsistente come la loro effimera proposta.
Ma è davvero inconsistente, “Forever”? Più dei due Spice-dischi precedenti, più di tanta altra roba che risuona gioiosa da MTV e dalle radio? In fondo, no: “Forever” è meglio del fortunatissimo disco delle TLC, e vale platino rispetto agli album di ‘N Sync e Westlife. Ha personalità e qualche idea, anche se il tentativo di diventare “adulte” scartando le canzonette e arruolando Rodney Jerkins le costringe a un compromesso r’n’b che forse Melanie C, unico talento vero tra le quattro, non ha accettato del tutto volentieri. Ma chiudiamo subito la parentesi, giacché commentare il disco è operazione fuorviante: qualcuno ha forse recensito gli altri accessori dello Spice-marketing, come la Spice-gomma da masticare o le Spice-bambole? No, non perdiamo tempo e scansiamoci: come le statue di Lenin laggiù ad Est, le effigi delle detentrici del potere (il girl power, nientemeno) stanno per rovinare al suolo. Tutto era scritto fin dal primo giorno: le ragazze-spezia hanno scelto di incarnare il volto della società dello spettacolo, che si regge su una serie di merci che regnano e che sono giovani, che si scacciano e rimpiazzano se stesse - dal nuovo cellulare al DVD, dal calciatore colombiano che nessuno ha mai visto giocare al nuovo eccitante gruppo in cui i teenagers non mancano di identificarsi (tanto, per quello che hanno da fare…). Si noti che quasi senza combattere, le ragazze-spezia accettano il loro fato: a loro tempo hanno firmato il patto faustiano che concedeva loro fama e fortuna; sapevano bene che non c’è “mania”, dai Beatles a Elvis ai Take That, che possa durare più di qualche anno senza conoscere una qualche forma di (necessaria) caduta degli dèi. Il gioco cui si sono prestate, inondando il globo (lo “Spice world” da esse vagheggiato) di Spice-patatine e Spice-diari, Spice-macchinefotografiche e Spice-scooter, ma soprattutto di immagini, sta entrando nella fase finale. Non c’è giornale che oggi non esiti di fronte alla prospettiva di metterle in copertina: c’è bisogno di immagini nuove. Viene in mente quel verso di Majakovskij più volte citato da Andrea Pazienza: “La vecchiezza è una Roma senza burle e senza ciance, che non prove vuole dall’attore ma una completa rovina”. Ci mancheranno le Spice Girls? Se dovessimo giudicare da quanto alle ex ragazzine urlanti mancano i Take That, no. Probabilmente, però, grazie agli stivaloni e ai vestiti-bandiera, tra dieci anni ci verranno riproposte a “Meteore”, e conosceranno un revival come i Village People o gli ABBA. Che nostalgia, vero? Come eravamo giovani. Ma dove se n’è andato il tempo? Da nessuna parte, naturalmente…
(Paolo Madeddu)
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