«THE HITS - Alexia» la recensione di Rockol

Alexia - THE HITS - la recensione

Recensione del 30 set 2000

La recensione

Questo disco di Alexia ricorda le scatole cinesi. Avete presente? Sono quelle che se ne aprite una ce n'è dentro un'altra e si va avanti così (apparentemente) fino all'infinito. Intendiamo dire che parlare delle "hits" di Alexia è un discorso un po' strano: se contiamo che ogni suo album (tre prima di questo) ha fatto sfracelli, i "successi" contenuti nel nuovo lavoro in realtà sono "successi tra i successi". Signori, Alexia è una che piazza centomila copie a singolo - non ad album - e che, non ancora trentenne, è famosa quanto Pavarotti. E che, a differenza della maggior parte dei personaggi del mondo dance (sì: è un disco dance questo, se per caso non conosceste ancora la signorina), oltre che una voce ha un volto e un corpo. E dal vivo, come assicura chi l'ha vista, è meglio che incisa: perché conosce davvero la musica, e la sua voce potente e pulita non è frutto di un abilissimo campionamento, e perché tre quarti di vita passati a studiare danza la rendono personaggio gradevole da vedere oltre che da ascoltare. Nata come creatura di Roberto Zanetti (detto Robyx), che in qualità di produttore ha venduto qualcosa come sette milioni di dischi urbi et orbi, Alexia ha mantenuto nel tempo una sua identità precisa: rendendo riconoscibile ogni suo pezzo, per via di quella sua voce sorprendentemente acuta e pulita - che ad ascoltarla per quanto è chiara si direbbe che ha vent'anni, e invece ne ha dieci di più.
Come dirvi quali sono i pezzi migliori di questo disco? Ognuno si decida i suoi: per una volta, qui c'è davvero l'imbarazzo della scelta. Se siete dei fan di Megan Gale ascoltate "Goodbye", mentre se vi piace ricordare l'estate di due anni fa, quella in cui in discoteca o in spiaggia avete conosciuto... eccetera, eccetera, allora programmate (e riprogrammate) "The music I like", oppure "Gimme love" (ma per chi volesse andare ancora più indietro nel tempo qui c'è anche "Me and you", del '95).
In tutto ciò, una sola domanda è destinata a restare senza risposta: perché è impossibile fare un pezzo dance in italiano? Sì, lo sappiamo, l'inglese suona meglio eccetera eccetera. Eppure, magari un ritornellino, due parole infilate qua e là...
(Paola Maraone)
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