«TRANSFORMATION - Alarm» la recensione di Rockol

Gli Alarm e la trasformazione della lotta

Il disco postumo di Mike Peters, combat rock fino alla fine

Recensione del 09 giu 2026 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Usare la metafora della “lotta” parlando di malattia è problematico, ma nel caso di Mike Peters l’idea di combattimento non è una metafora scelta a posteriori. Fin dagli esordi, gli Alarm si rifacevano esplicitamente al “combat rock” dei Clash, uno dei loro modelli di riferimento: canzoni come chiamate alle armi, inni collettivi, rock come resistenza. Peters ha affrontato e raccontato la malattia con cui ha convissuto per oltre trent’anni, un tumore del sangue, con lo stesso spirito - lo spirito del '76 per citare la loro più bella ed epica canzone. Fino alla sua scomparsa, il 29 aprile 2025, a 66 anni, e nei mesi precedenti come dimostra questo album postumo: “Transformation”, appunto.
Un album di combat rock, che potrebbe essere stato inciso 40 anni fa, ma anche di trasformazione e accettazione. “Transformation” è stato completato da Peters poche settimane prima di sottoporsi all’ultima terapia sperimentale che, si sperava, avrebbe potuto dargli un’altra chance. Non è un album sulla malattia, è un disco sulla volontà di continuare a vivere nel presente. “I don’t want to live forever; I want to live right now”, canta in “Live Today”, che già dal titolo sembra condensare l’intero senso dell’opera.

Una canzone che sembra arrivare direttamente dagli anni ’80, non solo una dichiarazione d’intenti. “Live Today” è probabilmente anche il momento migliore del disco: parte in modo raccolto, poi si apre su un riff immediatamente riconoscibile e su un ritornello di quelli che Peters ha sempre saputo scrivere. È una canzone che avrebbe potuto trovare posto senza sfigurare in uno dei dischi classici degli Alarm e che racchiude in pochi minuti tutte le qualità della band: urgenza, passione, una sincera enfasi e una capacità quasi ostinata di trasformare le difficoltà in inni da cantare a voce alta e grandi pennate sulle chitarre elettriche.

La storia degli Alarm è una di quelle che il rock tende a dimenticare. Negli anni Ottanta, la rinascita del rock britannico passava attraverso una geografia precisa: la Scozia di Simple Minds e Big Country, l’Irlanda degli U2, il Galles degli Alarm. Gli U2 sono diventati superstar globali, i Simple Minds pure, anche se con qualche caduta - comunque fanno ancora i palazzetti. I Big Country sono stati dimenticati, complice la dolorosa fine del leader Stuart Adamson. Gli Alarm sono rimasti i “fratelli minori”, un po’ naive nei loro slanci epici e nella loro enfasi, che certe volte li portavano ad assomigliare un po’ troppo ai loro modelli.
Eppure Peters ha continuato a portare avanti la band con un’ostinazione e una tenacia che hanno avuto pochi pari nel classic rock inglese, costruendosi una fan base solida anche se piccola, sperimentando metodi di indipendenza discografica che oggi sono normali. Anche quando la malattia tornava a presentarsi, continuava a registrare, andare in tour, organizzare eventi benefici e scrivere canzoni.

“Transformation” suona esattamente come un album degli Alarm, nei suoi pregi e nei suoi limiti: enfatico, epico, pieno di citazionismi e riferimenti costanti, che se non fossero gli Alarm farebbero pensare a una cover band (di altissimo livello). Chitarre aperte, ritmica incalzante, ritornelli costruiti per essere cantati a pugno alzato.
Naturalmente il disco acquista un peso diverso conoscendo la storia di Peters e come è andata a finire. È però un disco che funziona perché Peters ha continuato a fare fino all’ultimo quello che ha sempre saputo fare: scrivere canzoni dirette, sincere, prive di cinismo, interpretandole con una convinzione che molti musicisti più celebrati hanno perso da tempo e che lui ha conservato fino all’ultimo.
È la conferma di una coerenza rara, di un autore sottovalutato, che ha scritto grandi album: consiglio di andarsi a riscoprire i primi, soprattutto “Strength” e “Eye of the Hurricane”, a loro modo dei piccoli grandi gioielli.

Tracklist

01. New Life (04:08)
02. Chimera (04:03)
03. Outlier (03:03)
04. Saviour (02:58)
05. Metaverse (02:34)
06. Wired (04:35)
07. One in a Million (04:35)
08. Live Today (03:41)
09. Soul Town (03:28)
10. In Unity (04:33)
11. To Be Alive (04:52)
12. Love Makes Love (04:16)
Schede:
Tags:

Prossimi articoli

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.