«RELIANCE - Soen» la recensione di Rockol

I Soen abbandonano (ancora) il prog. Ma è una buona idea?

"Reliance" segue la scia inaugurata da "Imperial", un po' troppo derivativa

Recensione del 25 gen 2026 a cura di Lucia Mora

La recensione

I primi tre dischi dei Soen ("Cognitive", "Tellurian" e "Lykaia") avevano colpito i fan del progressive metal perché ricordavano il metal "matematico" dei Tool, come anche quello degli Opeth (di cui il batterista Martin Lopez ha fatto parte). "Lotus" del 2019 è l'ultimo del periodo prog; poi, da "Imperial" in avanti, la direzione è chiara: più metal, meno prog, probabilmente nel tentativo di trovare un'identità chiara e distinta. "Reliance" è l'ultimo sforzo in questa direzione. Ma è riuscito? 

I Soen hanno sempre sofferto il paragone con altre band, soprattutto con i Tool: "Siamo ispirati dai Tool ma li considero non solo una band ma un genere a sé. A parte questo, non credo che ci sia niente di cui discutere, facciamo buona musica a prescindere da chiunque possiamo ricordare" ha dichiarato in passato Lopez. "Reliance" abbandona quasi del tutto gli spunti prog per liberarsi di quei fantasmi, ma non sempre basta suonare un metal più "puro": il rischio di cadere nell'imitazione rimane.

Nonostante la voce in grande forma di Joel Ekelöf, il settimo album in studio della band svedese non spicca il volo. La scelta di evitare brani più lunghi e il virtuosismo esibito a ogni costo ha un senso, ma le idee veramente originali scarseggiano. "Reliance" non è ridondante, ma è prevedibile: basta l'inizio, "Primal", per rendersene conto.

È un'omologazione che, tuttavia, non incide sugli standard qualitativi: va detto che, anche se la via dell'introspezione e dell'impatto emotivo si perde un po', quella del sound preciso e attento ai dettagli è nitida, e non secondaria per chi si cimenta in questo genere. "Indifferent" in questo senso è un buon esempio di come l'ottima capacità di costruzione dei brani della band si sposa con l'intento del disco: trasmettere un messaggio più fragile e umano. Un brano orchestrale e intimista che spoglia i Soen della loro corazza metal per lasciare spazio a pianoforte, archi e una prova vocale particolarmente sentita.

Ci sono diversi spunti interessanti disseminati qua e là all'interno del disco, come la condanna alla natura ciclica della violenza nella seconda traccia, "Mercenary": "Coprendoci gli occhi non possiamo vedere / Mentre tradiamo la nostra eredità / Incoronando gli avvoltoi come re". Insomma, niente rivoluzioni in casa Soen, anzi; ma resta una profondità emotiva di fondo che non si può non apprezzare. 

TRACKLIST
1. Primal
2. Mercenary
3. Discordia
4. Axis
5. Huntress
6. Unbound
7. Indifferent
8. Drifter
9. Draconian
10. Vellichor

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