«GLORIA - Paky» la recensione di Rockol

Davvero Paky non è più quello di “Salvatore”?

No, non è proprio così: “Gloria” è un allargamento di orizzonti.

Recensione del 21 dic 2025 a cura di Claudio Cabona

La recensione

Quando nel 2022 "Salvatore" arrivò come primo album ufficiale, Paky mise in scena un racconto di strada intenso e autentico, capace di restituire non solo un punto di vista urbano, ma anche un immaginario narrativo personale: la sua voce grezza, il modo di rappare scarnificato e sporco, il vissuto tra Rozzano e le radici campane, la figura dello zio da cui prende il titolo il disco d’esordio, tutto sembrava raccontare una storia vera, concreta, anche con sprazzi di cinema nelle immagini e nei dettagli.

Non a caso “Salvatore” rimane uno dei “primi album” più interessanti degli ultimi anni nel mondo rap. “Gloria”, il suo secondo progetto in studio, arriva dopo tre anni da quel percorso e pone subito una domanda: “Paky è lo stesso artista di prima?” La risposta, come suggerisce il sottotitolo di questa recensione, è no, ma non nel senso che ci si potrebbe aspettare da una rottura netta. Se “Salvatore” suonava quasi come un diario in prima persona, “Gloria” si apre invece verso orizzonti più ampi e collettivi. La strada rimane il perno tematico, la periferia, il desiderio di riscatto, la durezza quotidiana, il rapporto travagliato con Dio, ma qui c’è la percezione di un viaggio meno monocromatico, più articolato, più frammentato.

Questa frammentarietà si respira tanto nella struttura del disco, composto da quindici tracce e numerosi featuring, quanto nell’approccio artistico complessivo. In “Gloria” troviamo collaborazioni con nomi come Clara e Tedua nella traccia “Lame”, Franco126 e Guè in “Ossa & Carne”, Rose Villain nella debole “Dentro lo store” e persino Alessandra Amoroso in “Dio non c’è”, inaspettatamente una delle canzoni più belle insieme alla finale “Un altro inferno”, e altre. Feat che ogni volta, con modalità diverse, allargano il ventaglio sonoro e sentimentale del progetto. Ma in alcuni casi lo annacquano. Il racconto di strada è ancora presente, ma stavolta più sfaccettato e meno monolitico rispetto all’istantanea intensa di “Salvatore”. Paky si apre a nuovi temi, come quello dell’amore. La sensazione dominante di “Gloria” è però di minore compattezza emotiva rispetto al primo lavoro, che appariva fin dall’inizio come un’unica dichiarazione di identità.

Qui, il racconto si diluisce in più registri, in più colori e persino in più possibili “pubblici”, rendendo il disco più versatile ma meno “grezzo” nel suo graffio complessivo. Non è che manchi quel graffio, ci sono pezzi in cui Paky mostra ancora la sua intensità caratteristica, ma nell’arco dell’intero progetto si percepisce una leggera perdita di quella tensione univoca che caratterizzava il debutto. In “Gloria” il rapper di Rozzano non abbandona le sue radici, né rinnega il suo passato. Piuttosto, decide di ridefinire i confini del proprio racconto: c’è il desiderio legittimo e appropriato di esplorare nuovi linguaggi e collaborazioni, di parlare a chi già lo segue e a chi potrebbe scoprirlo ora. Ma non tutte le scelte arrivano totalmente sincere e cristalline, alcune sono più di “posizionamento”.

Tracklist

01. Gloria (02:23)
02. Cattivo Esempio (02:52)
03. Gangsta Shit (feat. Simba La Rue) (03:16)
04. 6 Litri (02:33)
05. HD (03:33)
06. Ancora Tra (feat. Baby Gang, Shiva) (02:46)
07. I Soldi Parlano (feat. Kid Yugi) (02:58)
08. Flusso Di Coscienza (02:44)
09. Tardi (feat. Sfera Ebbasta) (02:33)
10. Dentro Lo Store (feat. Rose Villain) (03:12)
11. Lame (feat. CLARA, Tedua) (02:28)
12. Dio Non C'è (feat. Alessandra Amoroso) (02:51)
13. Ossa & Carne (feat. Franco126, Guè) (03:34)
14. 1 Ora D'Aria (02:25)
15. Un Altro Inferno (01:12)
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