«HAVEN - Dark Tranquillity» la recensione di Rockol

Dark Tranquillity - HAVEN - la recensione

Recensione del 14 set 2000

La recensione

L’ultimo ascolto dei Dark Tranquillity aveva sicuramente messo un grosso punto interrogativo sul futuro compositivo della band svedese. Il loro prossimo capitolo sarebbe stato ancora più melodico e gotico di “Projector”, tralasciando l’aggressività e l’oscurità dei primi dischi? A giudicare da questo nuovo “Haven” per fortuna la risposta non può che essere negativa. I Dark Tranquillity si sono infatti riportati sulle sonorità degli esordi (non troppo però), privilegiando anche dal punto di vista dei vocals più rabbia e ruvidità. Freschi di due nuovi arrivi (Niklasson al basso e Brandstrom agli effetti speciali), i Dark Tranquillity aggiungono maggior espressività ed un approccio più diretto nelle loro attuali composizioni, quasi a voler essere più accessibili all’udito dei profani. Chi conosce gli svedesi però non dovrà temere di quest’ultima affermazione. I classici del repertorio Dark Tranquillity ci sono ancora: ad esempio la quasi Sister Of Mercy “Feast of burden” può essere uno di questi. La traccia d’apertura (“The wonders at your feet”) ci delizia con una tastiera che ricorda le ambientazioni barocche dei film noir all’italiana degli anni ’70, vestita dalle tragiche atmosfere degne del loro vecchio repertorio. “Not built to last” è la prosecuzione naturale del precedente brano, collegata da un ideale filo invisibile che ne alimenta il fattore di tragicità. “Indifferent suns” ricorda vagamente nei suoi primissimi secondi introduttivi il carattere dei componimenti più recenti dei Depeche Mode e nelle tastiere anche qualcosa degli U2 anni ’80. “Fabric” ed “Emptier still” sono caratterizzate da un sound molto moderno, mentre “Rundown” è un pezzo dalla classica cavalcata introduttiva che sfocia nel tipico death metal svedese. Certo non siamo alla presenza di un altro “The gallery”, ma la salute dei Dark Tranquillity è indubbiamente buona e la loro capacità di trarre ispirazione sia dal metal, sia dal dark è pur sempre grande.
(Andrea Paoli)
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