«PRODUCTION - Mirwais» la recensione di Rockol

Mirwais - PRODUCTION - la recensione

Recensione del 13 set 2000

La recensione

E’ un incontro/scontro fra vecchio e nuovo, questo “Production”. Produzione d’avanguardia e suoni anni ’80 vengono a contatto, creando una miscela piuttosto particolare in grado di mettere d’accordo i fans dei Daft Punk con quelli dei Kraftwerk sotto la benedizione delle tecnologie più moderne. Il chitarrista-produttore francese è nato artisticamente alla fine degli anni ’70, quando l’essenzialità del punk e della new wave stava abbattendo i labirinti strutturali del progressive rock e la disco music era appena nata. Ha poi attraversato le due decadi seguenti da protagonista della scena alternativa d’oltralpe, fino a guadagnarsi oggi la fiducia di una superstar come Madonna, che gli ha affidato buona parte del nuovo “Music” e che presta qui la sua voce in “Paradise (not for me)”. Il singolo “Disco science” aveva già reso perfettamente l’idea di ciò che sarebbe stato questo album, che, lo ripetiamo, deve molto alla memoria dei tedeschi Kraftwerk. Mirwais costruisce strutture semplici sulle quali gioca con i suoni e con le ritmiche campionate spaziando fra soniche allusioni sessuali e ironiche variazioni ritmiche che a volte sembrano uscire dai binari, sembrano tradire dei difetti che si rivelano ricercate illusioni acustiche. Suoni liquidi e chitarre (Mirwais è sempre stato un chitarrista, prima con i Taxi Girl e poi con Juliette et les Independants), attitudine punk e tecnologie avanzate, pop e campionamenti, tra cui i sampler di “Cannonball” di Kim Deal (su “Disco science”), “Cargo culte” di Serge Gainsbourg (su “V.I.”) e della colonna sonora del cortometraggio “Louange” di Jean Paul Allegre (su “Junkie’s prayer”).
(Diego Ancordi)
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