«LUCIUS - Lucius» la recensione di Rockol

Lucius, a denti scoperti

Il nuovo album della band di Jess Wolfe e Holly Laessig, tra armonie vocali, forza e fragilità.

Recensione del 27 mag 2025 a cura di Marco Di Milia

Voto 7.5/10

La recensione

Un segnale di avvertimento, fin dalla cover. Quei canini scoperti del migliore amico dell’uomo mostrano un lato tenero pronto però a farsi rispettare quando occorre. Secondo un’estetica capace anche di mordere, arriva la dichiarazione di maturità artistica del progetto Lucius. A più di quindici anni dagli esordi a Brooklyn, Jess Wolfe e Holly Laessig, insieme ai fidati sodali Dan Molad e Peter Lalish, si liberano di ogni orpello per tornare alle proprie origini musicali.

Il risultato è un disco autoprodotto e auto-intitolato: undici tracce che rivelano non più solo un duo al femminile fondato sulle armonie vocali di Wolfe e Laessig, ma una band vera e propria, con una nuova urgenza narrativa, fatta soprattutto di cuore e consapevolezza.

Registrato tra lo studio privato di Molad e gli spazi californiani di Altamira Sound, "Lucius" è prima di tutto una casa emotiva. Un salotto, come il gruppo stesso lo ha definito, in cui si entra in punta di piedi e da cui si esce inevitabilmente cambiati. A dare il benvenuto non ci sono festoni, ma un brano che racconta di un addio: "Final days", un’apertura struggente che parla della morte e del silenzio che lascia dietro di sé. Non è solo una canzone, ma una confessione che fa da preludio a un disco tutto giocato sull’equilibrio tra forza e fragilità.

Due voci e un'anima

Tra folk, pop, archi, synth e chitarre ruvide, al centro della scena ci sono le due voci delle frontwoman della formazione, che sembrano riuscire a fondersi in una sola. Wolfe e Laessig cantano insieme come se condividessero una memoria e un’anima. Con profondità e grazia, raccontano senza retorica di temi universali quali amore, solitudine e passioni, alternando tracce più raccolte a momenti di leggerezza.

"Impressions", con la partecipazione di Madison Cunningham, fonde perfettamente le voci femminili con un arrangiamento minimalista di chitarra, tastiere e batteria, mentre episodi come "Stranger danger" e "Mad love" rallentano il ritmo senza perdere tensione narrativa, arricchendosi, anzi, di maggiore spessore. Ancora, se "Hallways" evoca un’atmosfera malinconica e il singolo di apertura "Gold rush" si distingue per una prova vocale intensa e luminosa, in "Old tape", con la collaborazione di Adam Granduciel dei The War on Drugs, emerge un senso di nostalgia più marcato.

Infine, con "At the end of the day" si raggiunge uno dei momenti più meditativi del disco, che chiude l’album con una sensazione di quiete, offrendo una conclusione contemplativa e pacata a un viaggio sonoro ricco di sentimenti contrastanti.

Leccarsi le ferite e graffiare

"Lucius" è per questo un percorso tra luci e ombre, fatto di introspezione e condivisione. È un disco che si prende il tempo necessario per ascoltare il proprio lato più selvaggio e istintivo, capace non solo di essere carezzevole e di leccarsi da sé le ferite del cuore, ma anche di graffiare e di emozionare. Messo da parte il lato glamour e gli endorsement più che eccellenti, tra i tanti, di Roger Waters, Jack White e Jeff Tweedy, Jess e Holly lanciano un invito ad affinare i propri sensi. Il battito sincero di una band che ha scelto di fare della propria vulnerabilità la sua più grande forza.

Tracklist

01. Final Days (04:42)
02. Gold Rush (04:15)
03. Do It All For You (04:34)
04. Mad Love (03:54)
05. Stranger Danger (04:41)
06. Hallways (03:47)
07. Old Tape (04:38)
08. Impressions (feat. Madison Cunningham) (03:46)
09. Borderline (03:46)
10. Orange Blossoms (04:37)
11. At the End of The Day (03:17)
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