«RUSHMERE - Mumford & Sons» la recensione di Rockol

Di nuovo folk, ma non troppo...i Mumford & Sons sono tornati

Dopo sei anni e mezzo la band britannica ha pubblicato un nuovo album, il quinto, "Rushmere"

Recensione del 02 apr 2025 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7/10

La recensione

Ce ne hanno messo di tempo i Mumford & Sons per tornare. Ci hanno messo ben sei anni e mezzo a regalare un erede a "Delta", il loro ultimo disco che giunse a noi nel novembre 2018. Nel 2020 ci fu il liberi tutti che venne certificato con queste parole: ''Ci siamo dati a vicenda la benedizione di fare quanto ci sembra creativo". L'anno seguente il gruppo perse per strada il chitarrista e banjoista Winston Marshall che lasciò la band dopo essere stato al centro di una tempesta mediatica a causa del suo sostegno al giornalista statunitense Andy Ngo, esponente dell'estrema destra e assertore della supremazia della razza bianca. Poi, nel 2022, il frontman Marcus Mumford pubblicò "Self-titled", l'album del suo esordio da solista. Iniziava a farsi spazio qualche brutto pensiero sul futuro della band che, tempo prima, nel 2009, riportò in auge il folk e i suoni acustici con "Sigh no more", il fulminante debutto discografico dei Mumford & Sons. Rimasti in tre, i ragazzi, Marcus Mumford, Ted Dwane e Ben Lovett, hanno deciso di riprovarci, riavvolgere il nastro della loro carriera e celebrare la ripartenza intitolando il quinto album "Rushmere", nome della località a sud di Londra dove mossero i primi passi, là dove tutto ebbe inizio quando non erano che dei ventenni pieni di entusiasmo, ignari del grande successo che sarebbe arrivato, inatteso, di lì a poco.

Un mezzo ritorno a casa

"Malibu", "Caroline", "Rushmere", il triello iniziale è in puro stile Mumford & Sons e spinge il fan di vecchia data a sentirsi comodamente a suo agio. Con "Monochrome" si spengono le luci, si lascia spazio a una delicata ballata che viene condotta da una chitarra rilassata e pizzicata. "Truth" sorprende perchè lo scenario è totalmente diverso, qui la chitarra è elettrica, americana e parecchio rock, si fatica a credere possa essere una canzone dei Mumford & Sons, non ci si deve però dimenticare che il produttore dell'album è il 'southern man' Dave Cobb e il gruppo ha lavorato in studio di registrazione in parte a Londra e in parte a Nashville. In "Where it belongs" e "Anchor" il cantante si confessa, chiede perdono a un amore, si augura che la rabbia possa lasciare campo ad altri sentimenti meno distruttivi e più edificanti. "Surrender" è assimilabile ai brani che hanno aperto il disco con il crescendo caro alla band che in concerto alza la temperatura delle esibizioni sul finale trascinando e divertendo il pubblico. La giovane cantautrice folk californiana Madison Cunningham, unica ospite presente nel disco, unisce la sua voce a quella di Marcus nella penultima traccia in scaletta "Blood on the page". "Carry on" chiude l'ascolto ricordando che 'there's no evil in a child's eyes'. Un messaggio di bontà e speranza che calza filosoficamente a pennello al nuovo disco dei Mumford & Sons.

Orfani di Winston Marshall

Tante congetture erano state fatte sul ritorno dei Mumford & Sons e non mancava la curiosità di scoprire quale direzione artistica avrebbe imboccato il gruppo britannico. Se, come lasciava intuire l'ascolto del singolo "Malibu", sarebbe stato un nuovo inizio, un ritorno alle origini, oppure qualcosa d'altro. Si può dire che è una via di mezzo. Da quelle origini sono trascorsi oltre quindici anni, i ventenni che erano allora hanno lasciato spazio ai quasi quarantenni di oggi: la freschezza e l'entusiasmo si sono trasformati in qualche modo in maturità e riflessione. Si fa sentire la mancanza del banjo di Winston Marshall, che era forse il marchio di fabbrica del gruppo, ma quelli di "Rushmere" sono i Mumford & Sons del 2025, una band sempre riconoscibile che - anche grazie alla qualità e al carisma della voce di Marcus Mumford - riesce ancora a regalare piacevoli emozioni ai suoi fan e, che venga detto, a infastidire i suoi detrattori.

Tracklist

01. Malibu (04:02)
02. Caroline (03:20)
03. Rushmere (03:12)
04. Monochrome (03:04)
05. Truth (03:43)
06. Where It Belongs (04:07)
07. Anchor (02:51)
08. Surrender (03:10)
09. Blood On The Page (03:06)
10. Carry On (03:43)

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