«30 - Negrita» la recensione di Rockol

I Negrita riavvolgono il nastro all’inizio della carriera

Il loro disco d’esordio e un “demo tape” del 93 in un box per celebrare tre decadi di attività

Recensione del 23 set 2024 a cura di Luca Trambusti

Voto 7/10

La recensione

Era il 1994 (marzo 1994) e in un contesto artistico, discografico, sociale e culturale completamente diverso dal presente usciva il disco d’esordio di una band che arrivava da Arezzo (città all’epoca molto attiva in ambito musicale sede di un festival storico: Arezzo Wave). I Negrita esordivano con il loro omonimo album, preceduto dal singolo “Cambio”, brano che resterà un evergreen nel repertorio dei toscani, ancora oggi in scaletta nei loro live.

I 30 anni di un disco è una di quelle cifre tonde, un anniversario che la discografia tende a celebrare con uscite che “rinvigoriscono” il catalogo dando ai fan (e non solo) del nuovo materiale che esplora il passato. Anche i Negrita non sono sfuggiti a questa regola ed hanno pubblicato un cofanetto contenente l’album e una cassetta (“reperto giurassico”) che contiene le demo di quel primo album. Per chi quegli anni li ha vissuti sa che il “demo tape”, la “cassettina” magari registrata in “cantina”, era il biglietto da visita con cui le band e gli artisti si presentavano alle case discografiche. Erano lavori grezzi, non certo perfetti per registrazioni, arrangiamenti e produzione, un’idea di massima da sottoporre ai discografici (ma anche ai gestori dei locali, ai giornalisti). Strumento atavico (e ormai nostalgico) che in alcuni casi (come per i Negrita e tutte le band esplose negli anni ‘90) ha poi dato il via ad una carriera. Per l’occasione la band di Arezzo si tuffa in questo passato e ripropone i Negrita più grezzi, immaturi, quelli che nel 1993 bussavano alle discografiche con quel demo tape in mano.

Ripercorriamo la storia di quell’omonimo disco d’esordio, partendo dall’etichetta che lo ha pubblicato: la Black Out. L’etichetta, nata nel 1992, si muoveva come un’indipendente all’interno di una major (la allora Polygram) ed ha lanciato in quel fermento creativo dei ’90 molte band e artisti tra cui Modena City Ramblers, CSI, Casino Royale, Verdena, Ritmo Tribale, Neffa, Ottavo Padiglione (di Bobo Rondelli) e altri ancora.

Contrattualizzata da Black Out (all’epoca per il rock italiano era il massimo) per il suo esordio la band toscana (allora composta da Paolo “Pau” Bruni - voce - Enrico Salvi – chitarra, voce, Cesare Petricich – chitarra, Francesco Li Causi – basso, Roberto “Zama” Zamagni – batteria) entra negli studi della IRA (altra label toscana, quella dei Litfiba,  che aveva anche gli studi di registrazione) e con la produzione di Fabrizio Barbacci (poi anche produttore di Ligabue) elaborano alcune delle canzoni contenute in quel demo tape realizzando un album di 11 tracce che si apriva con “Cambio” e si chiudeva con “Ehi Negrita!”, brano che muta il titolo dai Rolling Stones (da “Black and Blue” del 1976) e da cui la band prende il nome.

Ed è proprio la band di Mick Jagger tra le maggiori influenze dei Negrita che si muovono in un ambito rock sporcato di blues e di soul. Canzoni che uniscono melodia a chitarre, testi “significativi” (si parla di pacifismo, religione, di andare controcorrente, speranze e anima rock) segnati dal suono di chitarre potenti, mentre in alcuni passaggi ricordano la visione della black music di Zucchero della fine anni ’80. È un disco apparentemente acerbo, in realtà è la perfetta impersonificazione di una delle tante facce che proponeva la musica rock italiana in quel periodo. Anche gli stessi Negrita si sono poi evoluti, arricchendo la loro proposta con tanti altri suoni, guardando anche verso mondi musicali pop e “etnici”. Nel disco appare pure “Peace Frog”, dal repertorio dei Doors (1970 da “Morrison Hotel”), mentre “R.J. (Angelo Ribelle)” è ispirata/dedicata al bluesman Robert Johnson (il “fondatore del club 27) la cui leggenda vuole che abbia venduto l’anima al diavolo per scrivere una manciata di blues (diventati poi dei capisaldi del genere) e per diventare un grande chitarrista.

Ma le tracce di quel disco restano sempre piacevoli da ascoltarsi, stilisticamente ricche e appassionate, con l’energia di una giovane band esordiente ma alle prese con un progetto robusto e che avrebbe riservato loro una lunga carriera.

La demo tape allegata al cofanetto trasuda di entusiasmo, e non potrebbe essere altrimenti, ma ha già una sua ruvida e grezza credibilità. Evidente poi tutto il lavoro di affinatura dei brani, il ruolo del produttore e la “forza” di una registrazione professionale. Nel demo ci sono 9 tracce, sette sono finite nel disco d’esordio (che di brani ne ha undici) mentre due sono inedite: “Zingara & Spirito”, pubblicata anche come singolo in occasione dell’uscita di questo cofanetto celebrativo e “Qui fa presto sera”.

“NEGRITA TRENTA” è una box deluxe, in edizione numerata e limitata, che include:

LP dell’album Negrita in Vinile Oro
Musicassetta di Demo del 1993
Poster originale Autografato dalla band
Toppa di stoffa ricamata con logo Negrita
Libretto con foto mai pubblicate

Track list
Il disco:

Cambio
Bum bum bum
Militare
Bonanza
Man in the Corner
R.J. (Angelo ribelle)
Corvo nero
Rumore
Peace Frog
Lontani dal mondo
Ehi! Negrita

La cassetta (Demo):

Cambio
Rumore
Lontani dal mondo
Zingara & Sprito
R.J. (Angelo ribelle)
Corvo nero
Bum Bum Bum
Bonanza
Qui fa presto sera

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