«MACHINE SYMPHONY - Roberto Manfredi» la recensione di Rockol

Manfreud: il lato positivo della tecno creatività

Il suo disco è una moderna unione tra musica contemporanea, digitale e intelligenza artificiale

Recensione del 07 ago 2024 a cura di Luca Trambusti

Voto 7/10

La recensione

Dietro il nuovo “marchio” Manfreud si nasconde Roberto Manfredi: dalla metà degli anni ’70 ha percorso il mondo musicale abbracciandone diverse forme, principalmente come musicista, ma anche produttore, discografico, direttore artistico, organizzatore di eventi, per poi avvicinarsi alla televisione come autore e regista. Nella sua lunga attività artistica ha lavorato anche con il fratello Gianfranco Manfredi, noto cantautore anni ’70. 

Manfreud dunque è la sua nuova creatura “digitale” che esordisce con “Machine Symphony”: un disco che unisce composizione e tecnologia, rendendo omaggio ai grandi eroi della musica contemporanea. È infatti ispirato da compositori come Terry Riley, Ryuichi Sakamoto (questi due citati anche nei titoli), Brian Eno, Philip Glass, Vangelis, John Cage. È un tributo personale e attuale alla musica concettuale, minimale ma anche un omaggio alla sperimentazione e ricerca tecnologica applicata alla musica.

Le undici tracce di questo album interamente strumentale sono frutto dell’unione tra la musica suonata e i moderni utilizzi dell’intelligenza artificiale, un’attualizzazione del lavoro di creazione tecnologica digitale dei musicisti sperimentatori del secolo/millennio scorso. Lontano dalla forma canzone Manfreud allarga i suoi orizzonti musicali mettendo insieme elementi che vanno dalla musica classica sinfonica, alla contemporanea, dalle colonne sonore al pop passando per il progressive (ci sono anche echi dei Pink Floyd, quelli sperimentali, sinfonici) e una spruzzata di world music.

Nel disco, co prodotto da Manfreud con Paolo Baltaro (anche lui musicista e sperimentatore), appaiono Patrizio Fariselli (Area) e Andy (sassofonista e polistrumentista dei Bluvertigo) e Oberlunar, Diego Marzi, Daniele Mignone, tutti provenienti dal mondo artistico e sonoro di riferimento di questo disco.

“Machine Symphony” oltre che alla realtà tecnologica guarda anche a quella “politica” e sociale e il brano “Night in Gaza” è ovviamente ispirato e dedicato al dramma che si sta svolgendo in quel lembo di terra in Medio Oriente. Ad accompagnare il brano (dove sono presenti chiari riferimenti rumoristici alla realtà quotidiana di quelle persone) un toccante e drammatico video totalmente realizzato con l’intelligenza artificiale. Il tutto ispirato dai “Masters of War” (i signori della guerra) di dylaniana memoria.

Di fatto “Machine Symphony” è un album che sperimenta, ma sperimentale quanto basta per capire che l’uso dell’intelligenza artificiale e della spinta tecnologica se ben governati possono, lontano dal pop (e forse anche proprio per questo), generare della positiva creatività.

Il disco, per quanto legato a un mondo artistico “alto” è fruibile, da ascoltare con le sue aperture melodiche, i suoi momenti epici e drammatici e da capire per l’uso della tecnologia che viene fatto. Lontano dalle classifiche ma vicino alla ricerca, tuttavia mai estremo.

Tracklist

01. Overture (03:38)
02. Heat (04:49)
03. Simphony For Riley (03:00)
04. Delirium (04:01)
05. War (05:16)
06. The World is a beutiful place (02:58)
07. Sakamoto ballad (01:53)
08. Night in Gaza (04:00)
09. Artificial (03:39)
10. Finale (03:34)

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